
Dopo tre sconfitte consecutive, la Reggina affronta in trasferta la Sancataldese.
L’arrivo in panchina di Alfio Torrisi, subentrato a Bruno Trocini, si spera possa infondere alla compagine amaranto la necessaria scossa, quantomeno sotto l’aspetto psicologico e, con il trascorrere delle giornate, anche sul piano tattico.
La speranza è che tutti gli interrogativi — o almeno una buona parte di essi — possano finalmente trovare risposta, ponendo fine alla confusione che pervade la Reggina sin dall’inizio della stagione.
La squadra amaranto si presenta all’incontro in piena zona play-out, più precisamente in dodicesima posizione, con appena otto punti all’attivo.
Torrisi dispone i suoi con un 4-3-3: Boschi tra i pali; Palumbo, Blondett, D. Girasole e Distratto in difesa; Mungo, Laaribi e Porcino in mediana; Grillo, Montalto e Di Grazia a comporre il tridente offensivo.
La Sancataldese risponde con il consueto 3-5-2: Maravigna in porta; Sandonà, Pisciotta e Di Rienzo nel pacchetto arretrato; Lo Iacono, Chironi, Viglianisi, Dalloro e Ferrigno a centrocampo; Caetano e Castro in avanti.
La Reggina prova sin dalle prime battute a incanalare il match sui binari giusti.
Al 18’, Porcino serve un cross preciso per Blondett, la cui conclusione viene però neutralizzata dall’estremo difensore siciliano. La partita si incattivisce presto: piovono cartellini gialli da ambo le parti. Al 36’ un cross al bacio di Porcino trova la spaccata di Montalto, che sigla la sua prima rete in campionato e porta in vantaggio gli amaranto. Tre minuti più tardi, il capitano della Sancataldese commette un’ingenuità colpendo Montalto al volto: l’arbitro non ha dubbi ed estrae il cartellino rosso. I padroni di casa restano così in dieci uomini, per l’espulsione di Viglianisi.
La gara sembra dunque mettersi sui binari giusti per la Reggina, ma ciò che accade sorprende tutti: la Sancataldese, pur in inferiorità numerica, trova coraggio e inizia a giocare a viso aperto. La compagine calabrese, al contrario, appare spesso in ritardo sulle seconde palle, segno evidente delle lacune nella preparazione atletica. Si chiude così una prima frazione fallosa e frammentata, povera di vere emozioni.
La ripresa si apre nello stesso modo in cui si era concluso il primo tempo. Torrisi interviene subito: fuori l’ammonito Laaribi, apparso ancora lontano parente del giocatore ammirato lo scorso anno, e dentro Salandria.
Pochi minuti dopo, altro cambio in casa amaranto: esce un positivo Porcino, entra il capitano Barillà. Nonostante l’uomo in più, la Reggina non riesce a prendere in mano la contesa, mentre la Sancataldese, pur generosa, non costruisce occasioni realmente pericolose. Al 72’ spazio a Gatto, con Distratto richiamato in panchina.
Un minuto più tardi, al 73’, un intervento scomposto di Blondett induce il direttore di gara a sventolare il secondo giallo: Reggina nuovamente in dieci uomini. Un fallo inspiegabile, su un avversario spalle alla porta e lontano dall’area di rigore: errore grave da parte di un difensore esperto, emblema di una fragilità mentale che accompagna gli amaranto da inizio stagione.
Torrisi corre ai ripari: dentro Adejo per Di Grazia e Rosario Girasole per Mungo.
Il finale è un vero e proprio parapiglia, con tensioni crescenti e polemiche che esplodono all’85’, quando la Sancataldese non restituisce un pallone agli amaranto. Fortunatamente per la Reggina, i siciliani non riescono a concretizzare alcuna occasione nitida. Dopo sette interminabili minuti di recupero, l’arbitro sancisce la fine delle ostilità.
La Reggina torna così alla vittoria, sebbene in maniera tutt’altro che convincente: una prova operaia, che lascia comunque intravedere i limiti e le insicurezze emerse sin qui. La condizione fisica resta precaria, il credo tattico non ancora definito e diversi giocatori appaiono spaesati nei momenti decisivi. Le gare sembrano preparate in modo superficiale, prive di un’identità chiara. È vero che Torrisi ha avuto poco tempo per lavorare con il gruppo, ma i fantasmi del recente passato continuano ad aleggiare.
Per ora a pagare è stato soltanto Bruno Trocini, ma forse non basta per ricompattare un ambiente diviso, frammentato e appesantito da tensioni interne che inevitabilmente si riflettono sul campo.
La speranza è quella di ritrovare presto una Reggina convincente, capace di ricucire il legame con la propria gente e di tornare a far vibrare il “Granillo” attraverso il linguaggio universale della vittoria. Ad oggi, però, la squadra è ancora “ai piedi della salita”. Fortunatamente, il livello generale del girone I appare più equilibrato rispetto al passato: un’occasione che gli amaranto devono cogliere per rilanciarsi e dare un senso diverso a questa stagione travagliata.
C’è ancora tempo per riscrivere il destino. La Reggina deve ritrovare orgoglio, coraggio e identità, elementi che da sempre ne hanno rappresentato l’essenza. Ogni vittoria, anche la più sofferta, può diventare il primo mattone di una rinascita possibile. La città aspetta un segnale, una scintilla, un gesto che faccia tornare a battere il cuore amaranto. Il cammino è impervio, ma la storia insegna che solo chi crede fino in fondo merita di rialzarsi.
“Nel silenzio dopo l’ultima sirena, resta soltanto il respiro di chi non ha smesso di crederci. È da quel respiro che nasce ogni rinascita, ogni ritorno, ogni sogno che torna a farsi carne.”
Dottore in Scienze delle Attività Motorie con oltre dieci anni di esperienza nel settore sportivo, affianca al rigore metodologico un costante percorso di aggiornamento professionale e accademico, arricchito da recenti specializzazioni e da un ulteriore percorso universitario in fase di completamento. Cura gli editoriali post-partita con uno stile che unisce analisi tecnica, approfondimento e autentica passione per la Reggina. Il suo approccio editoriale, influenzato dall’essenzialità e dal pragmatismo del giornalismo britannico, riflette una visione poliedrica e multidisciplinare offrendo una firma autorevole, riconoscibile e dal respiro internazionale.




