La settimana che precede la sfida interna contro il Sambiase è segnata da vicende extracalcistiche, tra svariate inchieste che stanno sommergendo il girone I della Serie D. Nello specifico, a tenere banco è l’indagine relativa al Messina; si attende inoltre di comprendere l’esito dell’inchiesta sul calcio scommesse. Alle 10:30 di oggi si è tenuto un incontro informale con la stampa da parte dei vertici societari, i quali hanno confermato la volontà di fare un passo indietro — o, quantomeno, di lato — smentendo tuttavia qualsiasi trattativa inerente a una possibile cessione societaria. Ancora una volta, purtroppo, la comunicazione del club tende a latitare, se non altro nei tempi: affrontare temi così delicati a poche ore da una sfida importante rischia, talvolta, di destabilizzare l’ambiente.
Mister Torrisi opta per il suo consueto 4-2-3-1: Lagonigro tra i pali; Giuliodori, R. Girasole, D. Girasole e Distratto a comporre il pacchetto difensivo; Laaribi e Fofana in mediana; Ragusa, Mungo e Di Grazia sulla trequarti, alle spalle dell’unica punta Ferraro.
Gli ospiti rispondono con un audace 4-3-3: Giuliani in porta; Frasson, Pantano, Di Giovanni e Cosmano in difesa; Kouame, Calabrò e Palermo a centrocampo; Costanzo, Ortolini e Furiato a completare il tridente offensivo.
La contesa si apre con i padroni di casa arrembanti: dopo appena due minuti, Giuliodori serve Mungo che, arrivato “a rimorchio”, calcia al lato. Pochi istanti più tardi è ancora la formazione amaranto a rendersi pericolosa su calcio di punizione battuto da Laaribi, sul quale l’estremo difensore ospite risponde con prontezza. La compagine dello Stretto continua a spingere e, al decimo minuto, trova il vantaggio grazie a una conclusione dalla distanza di Fofana: Reggina avanti 1-0.
Il gol non placa la fame degli amaranto, che insistono con determinazione: Mungo prova nuovamente dalla distanza, ma Giuliani respinge. Al 20’, ancora Reggina: cross di Di Grazia, Fofana conclude, il portiere ospite respinge, ma Mungo si avventa sulla ribattuta e firma il raddoppio. Reggina avanti di due reti. Gli ospiti appaiono alle corde e, pochi minuti dopo, Di Grazia esplode un bolide diretto all’incrocio dei pali: miracoloso l’intervento di Giuliani, che tiene a galla i suoi.
Col passare dei minuti il copione non muta; da segnalare, tuttavia, una vibrante protesta della Curva Sud, in contestazione nei confronti della società. Al 34’ Laaribi tenta la conclusione personale, ma il tiro è debole e Giuliani blocca senza difficoltà. Poco dopo, lo stesso Laaribi ci riprova, senza però sorprendere l’estremo difensore. Dopo tre minuti di recupero, termina la prima frazione.
La ripresa si apre con alcune sostituzioni operate dal Sambiase, che scuotono gli ospiti: dopo appena sette minuti, accorciano le distanze con Kouame che, sugli sviluppi di un corner, trafigge Lagonigro. Reggina 2, Sambiase 1.
Torrisi decide allora di correre ai ripari: fuori Fofana, dentro Salandria; pochi minuti più tardi, esce Giuliodori per fare spazio a Desiato. Al 62’ è ancora Mungo a rendersi pericoloso, ma Giuliani si oppone con un intervento strepitoso. Al 65’ nuova sostituzione per gli amaranto: esce Ferraro, entra Guida.
Sei minuti più tardi, Di Grazia pennella una punizione magistrale che lascia di stucco Giuliani: Reggina 3, Sambiase 1. L’autore del gol viene poi sostituito da Porcino. I padroni di casa, tuttavia, tendono a rilassarsi e il Sambiase costruisce una bella azione, conclusa da Calabrò, che sigla la rete del 3-2 a soli quattro minuti dal terzo gol amaranto.
Questo episodio scuote la Reggina che, in un moto d’orgoglio, si riversa nuovamente in avanti: al 77’ Ragusa firma il poker. Reggina 4-2 Sambiase. Torrisi concede quindi spazio anche al giovane Macrì, che rileva Distratto. Dopo quattro minuti di recupero, l’arbitro decreta la fine di una partita vivace e ricca di emozioni.
I risultati, tuttavia, non sorridono alla compagine amaranto: il Savoia travolge per tre reti a zero la Sancataldese, conquistando la vetta e la promozione diretta in Serie C. La Nissa supera nettamente il Paternò per quattro a uno, chiudendo al secondo posto. La Reggina termina la regular season in terza posizione, qualificandosi per i play-off, dove affronterà l’A. Palermo in semifinale.
È noto, però, che i play-off di Serie D non garantiscono la promozione diretta e, considerata la situazione della Reggina — appesantita da una media punti non ottimale — essi rischiano di risultare fini a sé stessi.
Il tifoso amaranto appare oggi disorientato, quasi immobile, in attesa che le vicende extracampo trovino una rapida conclusione, pur consapevole, nel proprio intimo, che anche questa stagione ha rappresentato un’occasione mancata per tornare tra i professionisti. La delusione è palpabile, ma, a stagione conclusa, resta una flebile speranza affidata alla giustizia sportiva: un’eventuale esclusione del Messina potrebbe infatti consegnare un insperato primo posto alla Reggina.
Siamo giunti al termine di questa stagione, e per me non è soltanto la fine di un campionato, ma il compimento di un percorso umano e professionale. Raccontare queste partite, viverle tra appunti, emozioni e parole, è stato molto più che un semplice esercizio di cronaca: è stato un modo per dare voce a una passione che mi accompagna da sempre.
Ogni articolo è stato un piccolo viaggio, fatto di attese, entusiasmi e, talvolta, inevitabili delusioni. Ho cercato, riga dopo riga, di trasmettere non solo ciò che accadeva in campo, ma anche ciò che si respirava sugli spalti e dentro di me.
Se anche uno solo di questi racconti è riuscito a farvi sentire più vicini a questa squadra, allora questo esordio ha trovato il suo senso più autentico. Porterò con me ogni istante di questa stagione, con la consapevolezza che raccontare lo sport significa, prima di tutto, condividere emozioni.
La Reggina, in fondo, è molto più di una squadra di calcio: è una metafora viva, imperfetta e struggente, della condizione umana. Oscilla tra slanci improvvisi e cadute inattese, tra illusioni di grandezza e bruschi ritorni alla realtà. È un racconto che si rinnova ogni anno, fatto di promesse e rimpianti, di speranze che si accendono e si spengono senza mai esaurirsi del tutto.
In questo eterno divenire, il tifoso amaranto impara una lezione silenziosa: amare non significa vincere sempre, ma restare, resistere, credere anche quando la logica suggerirebbe il contrario. È una fede viscerale, che si nutre di memoria e appartenenza.
E forse è proprio qui che si cela il senso più profondo di questa storia: nell’accettazione dell’incertezza, nella consapevolezza che ogni traguardo è provvisorio, e che il vero valore risiede nel percorso.
Perché, in fondo, come suggeriscono i System of a Down in Question!:
“Do we, do we know, when we fly, when we go, do we die?”
Dottore in Scienze delle Attività Motorie con oltre dieci anni di esperienza nel settore sportivo, affianca al rigore metodologico un costante percorso di aggiornamento professionale e accademico, arricchito da recenti specializzazioni e da un ulteriore percorso universitario in fase di completamento. Cura gli editoriali post-partita con uno stile che unisce analisi tecnica, approfondimento e autentica passione per la Reggina. Il suo approccio editoriale, influenzato dall’essenzialità e dal pragmatismo del giornalismo britannico, riflette una visione poliedrica e multidisciplinare offrendo una firma autorevole, riconoscibile e dal respiro internazionale.




