Reggina 2-0 Paternò: il commento del match

Reggina 2-0 Paternò commento
Foto: Valentina Giannettoni

Gli amaranto giungono alla sfida contro il Paternò rinfrancati dal successo casalingo ottenuto, mercoledì, nel recupero contro l’Enna. Una vittoria che alimenta una fiammella di speranza, ma che al contempo impone un imperativo categorico: conquistare l’intera posta in palio. Qualunque passo falso, giunti a questo punto della stagione, avrebbe il sapore amaro della resa definitiva. Di contro, il Paternò si presenta al “Granillo” con una classifica tutt’altro che rassicurante, fanalino di coda di un campionato avaro di soddisfazioni per i siciliani.

I padroni di casa si dispongono secondo il consueto 4-2-3-1, autentico credo calcistico di mister Torrisi: Lagonigro tra i pali; Giuliodori, R. Girasole, D. Girasole e Distratto a comporre la linea difensiva; Salandria e Fofana in mediana; Edera, Ragusa e Palumbo sulla trequarti, a sostegno dell’unica punta Ferraro.

Gli ospiti replicano con un 3-4-3: Lucatelli in porta; Scalon, Brumat e Fernandez in difesa; Ferrandino, Marchetti, D’Aloia e Moriceau a presidiare il centrocampo; Romano, Lucca e Zinnà a formare il tridente offensivo.

L’avvio di gara è segnato da una lunga fase di studio: il gioco appare frammentato, talvolta farraginoso, specchio fedele delle difficoltà vissute da entrambe le compagini nel corso della stagione. Al 13’, è il Paternò a rendersi pericoloso: Lucca sfrutta un errore grossolano della mediana amaranto e lascia partire una conclusione insidiosa da posizione defilata. Lagonigro devia, con il pallone che lambisce la traversa prima di terminare in calcio d’angolo, gelando per un istante il pubblico di casa.

La risposta della Reggina giunge al 23’: su calcio piazzato, Edera impatta contro la barriera, la sfera giunge a Giuliodori che, conclude alto sopra la traversa. I padroni di casa prendono progressivamente campo e, un minuto più tardi, Ragusa – su cross di Palumbo – impegna severamente l’estremo difensore ospite, costringendolo a un intervento decisivo. Tuttavia, è ancora il Paternò a sfiorare il vantaggio con Ferrandino: Lagonigro si oppone con prontezza, ma la retroguardia amaranto appare in evidente affanno.

Il tempo scorre senza particolari sussulti, con una gara povera di emozioni. Solo al 43’ la Reggina torna a farsi vedere: un’azione confusa conduce alla conclusione Ragusa, sulla respinta del portiere si avventa Edera che, però, “svirgola” il pallone, rendendolo facile preda dell’estremo difensore avversario. Si va così al riposo con una prestazione dei padroni di casa ben al di sotto delle aspettative.

Nella ripresa, Torrisi corre ai ripari inserendo Di Grazia al posto di Edera. Il copione, tuttavia, non muta immediatamente: al 53’ Ferraro prova a scuotere i suoi con una conclusione dalla distanza, respinta dal portiere avversario. Ingresso del capitano Barillà, rileva Palumbo e dona maggiore equilibrio e personalità alla manovra amaranto.

Al 67’ Ferraro ci riprova con un tiro potente, ma impreciso. La pressione della Reggina, però, cresce e trova finalmente sbocco pochi minuti più tardi: Di Grazia è il più lesto ad avventarsi su una respinta incerta di Lucatelli, capitalizzando la conclusione di Ragusa e portando in vantaggio i suoi. L’inerzia del match cambia definitivamente. Al 77’, su un cross dello stesso Di Grazia, Scalon interviene con un braccio: il direttore di gara indica senza esitazioni il dischetto. Ragusa si incarica della battuta e, con freddezza, sigla il raddoppio.

Nel finale trovano spazio anche Chirico giovane di belle speranze che ci sarebbe piaciuto vedere di più in questa stagione e Porcino, mentre il cronometro scorre inesorabile fino al triplice fischio. La Reggina conquista i tre punti, pur senza incantare.

La Reggina porta a casa i tre punti, ma senza dissipare del tutto le ombre che ne accompagnano il cammino. È una vittoria che tiene viva la corsa, senza però mutarne davvero il passo: le distanze restano immutate, e il margine d’errore si assottiglia sempre più.

Ciò che manca, più del risultato, è una sensazione di controllo, di maturità, di reale superiorità. Perché a questo punto della stagione non basta vincere: occorre farlo con autorevolezza, lasciando intravedere qualcosa di più solido di una semplice reazione episodica.

Nel frattempo, il contesto esterno continua a essere tutt’altro che sereno, e inevitabilmente finisce per riflettersi sul campo. Tante le inchieste aperte, i cui i risultati potrebbero ribaltare i verdetti, oltre ai rumors che aleggiano, circa un cambio societario. La Reggina resta così sospesa, in bilico tra ciò che potrebbe ancora essere e ciò che, finora, non è riuscita a diventare.

E forse è proprio in questa tensione irrisolta che si racchiude il senso di questo finale di stagione. Come suggeriva Miguel de Unamuno: “Solo chi tenta l’assurdo è capace di conquistare l’impossibile.”

Agli amaranto resta questo: tentare, fino all’ultimo, senza più alibi. Poi sarà il campo, come sempre, a pronunciare l’unico verdetto che conta.

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