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Dalla lunga attesa per il cambio di proprietà alle dodici reti nelle prime due uscite ufficiali: il nuovo corso amaranto è partito con segnali inequivocabili. Ma, dopo anni di incertezze, la vera sfida sarà rendere questa ripartenza stabile, credibile e duratura.

La Reggina riparte dal campo

La Reggina ha ricominciato dal campo, che nel calcio resta sempre il luogo più severo e, insieme, il più limpido della verità. Dopo un’estate densa di attese, trattative e interrogativi sul futuro della società, gli amaranto hanno scelto il modo più concreto per presentarsi alla città: sette gol al PraiaTortora in Coppa Italia e cinque al Licata nella prima giornata di campionato.

Dodici reti complessive, nessuna subita e, soprattutto, la sensazione di una squadra già capace di esprimere un’idea di calcio precisa e riconoscibile.

Non sono ancora verdetti, naturalmente. Settembre non assegna promozioni e due partite non autorizzano previsioni definitive, soprattutto in un campionato lungo, complesso e insidioso come la Serie D. Tuttavia, dodici gol in centottanta minuti, con sette marcatori differenti e una superiorità così evidente nelle due gare disputate, non possono essere archiviati come un semplice dato d’inizio stagione o come il frutto della fortuna.

Il nuovo corso amaranto e le aspettative della piazza

Il passaggio di proprietà ha mutato profondamente il volto della Reggina e il campo, almeno nelle prime uscite, lo ha confermato. Ma gli amaranto portano sulle spalle una storia troppo importante e ferite troppo recenti per potersi accontentare dell’entusiasmo generato da un nome o da una promessa.

Per questo la nuova proprietà ha ricevuto una calorosa accoglienza e, inevitabilmente, grandi aspettative. Allo stesso tempo, è necessaria quella cautela che appartiene a chi ha imparato a misurare il valore dei progetti nel tempo e, negli ultimi anni, è stato costretto più volte a fare i conti con amare illusioni.

Una squadra costruita per vincere

La società ha senz’altro creato le condizioni per puntare a un’agevole promozione e la squadra, almeno per ora, sembra aver recepito questa responsabilità senza farsene schiacciare.

Il 7-0 al PraiaTortora è stato il primo segnale, mentre il 5-0 al Licata ha offerto una conferma ancora più significativa. Non tanto per il risultato in sé, già eloquente, quanto per il modo in cui è maturato.

La Reggina ha imposto il proprio ritmo, ha concesso pochissimo e ha trovato la via del gol attraverso interpreti diversi. Un elemento importante perché dimostra come la squadra non sembri dipendere da un unico terminale offensivo.

Anche il reparto arretrato ha offerto indicazioni incoraggianti. La squadra appare compatta e affiatata, nonostante la stagione sia appena iniziata, e l’intesa del comparto difensivo è certificata da un dato significativo: zero gol subiti nelle prime due gare ufficiali.

La risposta della città: entusiasmo e responsabilità

La città, come sempre, ha risposto a gran voce, dimostrando ancora una volta il legame profondo tra Reggio Calabria e i colori amaranto. Il numero di spettatori e l’entusiasmo registrato attorno alla squadra rappresentano una conferma ulteriore della forza di questo rapporto.

Ed è proprio questo entusiasmo a imporre una responsabilità ancora maggiore alla società. La tifoseria non chiede soltanto una squadra forte e non si accontenta di una singola domenica da ricordare.

Chiede serietà, continuità, rispetto per la maglia e per la piazza. Chiede, in sostanza, che questa volta il futuro non sia soltanto annunciato, ma venga realmente costruito.

Il nodo multiproprietà resta sullo sfondo

Nell’ambito di una visione prospettica, resta inevitabilmente aperto anche il tema della multiproprietà. Lotito rappresenta il riferimento pubblico del progetto amaranto, mentre l’assetto illustrato in estate prevede che la società faccia capo alla Regium, riconducibile alla sua famiglia, con una gestione operativa affidata a un amministratore.

Finché la Reggina resterà in Serie D, la situazione è compatibile con le norme federali. Il problema potrebbe emergere, però, proprio nel momento in cui il progetto raggiungesse il suo primo grande obiettivo: la promozione in Serie C.

Le regole federali sulla multiproprietà renderebbero infatti necessario risolvere eventuali situazioni di controllo incompatibili con la presenza contemporanea di due club professionistici.

Non è una questione da agitare oggi come un sospetto o trasformare in una polemica. Allo stesso tempo, però, non può essere rimossa. È semplicemente una domanda che il futuro pone già al presente.

Se la Reggina vuole tornare tra i professionisti, dovrà farlo attraverso un progetto sportivo forte e accompagnato da una soluzione societaria altrettanto chiara e trasparente.

Adesso servono conferme

Per il momento, però, è il campo ad aver dato la prima risposta. La Reggina non ha soltanto promesso di essere pronta: ha mostrato di esserlo.

Il vero banco di prova arriverà nelle trasferte più complicate, nelle giornate meno brillanti e soprattutto quando gli avversari riusciranno a sottrarle spazi, ritmo e certezze. Sarà lì che si capirà quanto valgano realmente questi primi dodici gol.

La stagione è ancora lunga e la Serie D non concede margini per distrazioni o cali di tensione. Ma dopo un’estate di attesa, il primo messaggio è arrivato forte e chiaro: la Reggina è tornata a muoversi con ambizione.

E per una città che troppo spesso ha dovuto aspettare, soffrire e concedere fiducia, questa è già una notizia importante.

Dottore in Giurisprudenza, segue con particolare attenzione la Reggina e le dinamiche giuridiche, regolamentari e istituzionali del calcio. Nei suoi approfondimenti analizza le vicende amaranto attraverso fonti ufficiali, normative e documenti federali, con un approccio orientato alla verifica dei fatti e alla comprensione delle conseguenze concrete per il club. Unisce competenza giuridica, esperienza nel racconto dell’attualità amaranto e un profondo legame con Reggio Calabria e i suoi colori.