L’ultima uscita degli amaranto si è chiusa con un pareggio amaro sul campo del Gela: un risultato che lascia dietro di sé più rimpianti che certezze, riducendo sensibilmente le possibilità di promozione diretta della Reggina. Non c’è però spazio per indulgere nella delusione: il calendario impone subito un nuovo impegno infrasettimanale al Granillo, contro un Enna affamato di punti salvezza. Se gli ospiti sono chiamati a raccogliere ossigeno vitale, gli amaranto hanno un solo imperativo: vincere, per mantenere accesa una speranza ormai flebile.
I padroni di casa si dispongono con il consueto 4-2-3-1 scelto da Torrisi: Lagonigro tra i pali; Giuliodori, R. Girasole, Adejo e Distratto a comporre la linea difensiva; Laaribi e Salandria in mediana; Edera, Palumbo e Di Grazia a supporto dell’unica punta Ferraro.
L’Enna replica con un 4-3-3: Mangano in porta; Di Modugno, Spina, Occhiuto e Gabrieli in difesa; Tchaouna Fy, Dadic e Nastasi a centrocampo; Bamba, Tchaouna Fk e Distratto a completare il tridente offensivo.
L’avvio di gara vede una Reggina contratta, quasi timorosa. Tra il 6’ e il 7’, però, arriva un’improvvisa fiammata: Edera si rende protagonista di una doppia occasione, prima con un tiro da posizione defilata che sfila a lato, poi con un ambizioso pallonetto che si spegne sopra la traversa. La risposta ospite non tarda: Distratto prova dalla distanza, ma Lagonigro controlla senza affanni. Al 15’ è invece Tchaouna a presentarsi a tu per tu con il portiere amaranto, che salva i suoi con un’uscita bassa provvidenziale.
Col passare dei minuti, la manovra della Reggina si fa prevedibile, appesantita da errori tecnici e scelte affrettate. Al 30’ arriva un sussulto: Ferraro conclude da dentro l’area, ma il portiere devia sulla traversa. Un’occasione nitida, ancora una volta non concretizzata. Otto minuti più tardi, un altro contrattempo: Giuliodori è costretto a lasciare il campo per infortunio, sostituito da Verduci.
Quando il primo tempo sembra destinato a spegnersi senza scosse, un calcio d’angolo cambia l’inerzia: nasce una mischia furibonda in area, la palla resta lì e Rosario Girasole, appostato al posto giusto, insacca a porta sguarnita. Dopo tre minuti di recupero, si va al riposo con una Reggina imperfetta ma avanti nel punteggio.
La ripresa si apre con Ragusa al posto di Ferraro e con un Enna decisamente più aggressivo. Bastano pochi minuti perché gli ospiti conquistino un calcio di rigore: Bamba entra in area e viene atterrato da Lagonigro. Giallo per il giovane estremo difensore amaranto. Sul dischetto si presenta Frank Tchaouna, che spiazza il portiere amaranto e ristabilisce l’equilibrio. Un pareggio meritato.
La Reggina, colpita nell’orgoglio, reagisce. Di Grazia sfiora il nuovo vantaggio su punizione, costringendo il portiere alla deviazione in corner. Sugli sviluppi, l’ennesima mischia: la difesa ennese fatica a liberare e Laaribi ne approfitta, trovando la rete del 2-1. Una boccata d’ossigeno, tanto preziosa quanto fragile.
Al 59’, un nuovo infortunio: Palumbo alza bandiera bianca, sostituito da Porcino. Torrisi, poco dopo ammonito per proteste, prova a coprirsi inserendo Mungo per Di Grazia. La mossa si rivela disastrosa: Mungo prima rimedia un’ammonizione per simulazione, poi, a distanza di pochi minuti, lascia i suoi in dieci per un intervento scomposto.
Con l’uomo in più, l’Enna alza il baricentro e costringe la Reggina a una resistenza serrata. Dentro Guida per Edera, gli ospiti costruiscono due nitide occasioni, senza però trovare il gol. Dopo sei lunghissimi minuti di recupero, arriva il triplice fischio: 2-1 per la Reggina.
Una vittoria che vale, ma che non convince fino in fondo. Ancora una volta emergono fragilità strutturali e difficoltà contro squadre organizzate. Eppure, nelle fasi decisive della stagione, il risultato resta l’unico giudice davvero inflessibile — e, almeno questa volta, ha sorriso agli amaranto.
A tre giornate dal termine, la classifica del Girone I di Serie D recita: Savoia 60, Nissa 60, Reggina 57, Athletic Palermo 54. Campionato che come ampiamente previsto nelle puntate di amarantalk di qualche mese fa, si concluderà matematicamente con il record di minor punti, a prescindere da chi lo vincerà. Il margine è sottile, il destino ancora aperto. Sullo sfondo, si addensano voci di cambi societari e l’attesa per i verdetti dell’inchiesta sul calcio scommesse. Un finale, ancora una volta, sospeso tra campo e incertezza.
E così, mentre il campionato si avvita nel suo epilogo più teso, la Reggina resta sospesa tra rimpianto e possibilità, prigioniera delle proprie imperfezioni ma ancora aggrappata a un’idea di riscatto. Perché è proprio nella precarietà che si misura la sostanza di una squadra: non nella perfezione, ma nella capacità di resistere alle proprie crepe. Il tempo, ormai, non concede più appelli — solo risposte. E ogni partita diventa una sentenza, ogni errore una condanna, ogni vittoria un fragile rinvio. Forse, come accade nelle narrazioni più cupe, non sarà la più forte a prevalere, ma la più ostinata. O quella che saprà sopravvivere al proprio caos.
Come scriveva Michail Bulgakov: “I manoscritti non bruciano.” Forse neppure le speranze.




