Frenata amara al “Bruccoleri”: la Reggina sbatte sulla grinta del CastrumFavara e spreca il vantaggio
Il campionato di Serie D non concede tregua e sa trasformare l’entusiasmo in un severo esame di realtà. Reduce dal prezioso successo esterno sul campo della Nissa, la Reggina di mister Marco Marchionni si presenta allo stadio “Giovanni Bruccoleri” di Favara con l’intento di dare continuità di risultati e blindare le proprie ambizioni di vertice nella nona giornata del girone I. Di fronte, però, c’è un CastrumFavara ferito ma affamato di punti, deciso a sfruttare il fattore campo e le difficoltà recenti della retroguardia amaranto. Quella che ne scaturisce è una battaglia intensa, dai due volti, che lascia in bocca agli ospiti il sapore acre dei due punti persi e apre a profonde riflessioni sulla tenuta collettiva.
Le formazioni in campo: il 3-5-2 di Marchionni sfida la densità del CastrumFavara
Per la trasferta siciliana, mister Marco Marchionni conferma l’ormai collaudato 3-5-2. Tra i pali agisce Lagonigro; il terzetto difensivo è composto da Baldan, Rosario Girasole e Lancini. In mediana, Acquadro detta i tempi in cabina di regia, affiancato da Abonckelet e Rotulo, mentre le corsie esterne sono affidate a Toscano e Specker. In avanti, il tandem offensivo vede la coppia formata da Alma e Magrassi.
Sponda CastrumFavara, mister Antimo Iunco risponde con un aggressivo e compatto 4-3-3: Di Silvestro in porta; linea difensiva formata da Ballatore, Vaiana, Volpe e Marong; in mezzo al campo agiscono Sciortino, Schembari e Fortunato; mentre il tridente offensivo è composto da Tripoli, Bellingardo e dal terminale Marchica.
La cronaca del match: botta e risposta, regali difensivi e la beffa finale
L’avvio di gara mette subito in chiaro le intenzioni dei padroni di casa, aggressivi e lesti a pungere: dopo appena un giro d’orologio Lagonigro deve superarsi sulla conclusione ravvicinata di Tripoli. La Reggina fatica a trovare le giuste misure, soffrendo la vivacità dei quinti siciliani. Al 15′ il CastrumFavara sblocca il punteggio: sugli sviluppi di un cross proveniente dalla sinistra, Marchica trova troppo spazio per concludere in rete, beneficiando di una retroguardia amaranto disattenta e di una lettura non impeccabile di Lagonigro.
La reazione della squadra dello Stretto, tuttavia, è immediata. Al 19′ è un generoso Alma a crederci fino in fondo: pressing feroce su un disimpegno errato della difesa locale, palla rubata e diagonale vincente a tu per tu con Di Silvestro che vale l’1-1.
La prima frazione si chiude tra qualche affanno ospite e la costante densità imposta dai padroni di casa. Nella ripresa, il copione si tinge di nuovo di amaranto al 58′: sugli sviluppi di una disattenzione clamorosa della retroguardia di casa — con un difensore impacciato nel tentativo di uscire palla al piede con la suola — il solito Abonckelet si fionda come un falco sulla sfera e insacca il gol del sorpasso, vestendo ancora una volta i panni del centrocampista-goleador. Un vero e proprio regalo, il secondo concesso dai siciliani, che sembrava poter spianare la strada agli uomini di Marchionni sull’1-2.
Eppure, la Reggina non riesce a chiudere l’incontro e continua a concedere troppi calci d’angolo e palle inattive. Al 74′ il castigo si concretizza: sugli sviluppi di un corner, il neoentrato Deiana calcia dal limite dell’area; la conclusione attraversa una fitta selva di gambe che oscura la visuale a Lagonigro, mandando il pallone in fondo al sacco per il definitivo 2-2. Nel finale, nonostante gli sforzi e i cambi operati da Marchionni (dentro Rossetti, Franco, Baggi e Guida), il forcing amaranto si spegne nella confusione, sancendo la divisione della posta in palio.
La scacchiera tattica: i nodi al pettine tra errori in impostazione e seconde palle
Analizzando la contesa attraverso la lente della lavagna tattica, emergono con nitidezza i limiti palesati dalla compagine dello Stretto al “Bruccoleri”. Il CastrumFavara ha preparato la partita con intelligenza e cinismo, rinunciando alla sterile costruzione dal basso per affidarsi a un gioco verticale e fisico. I due attaccanti locali si sono mossi continuamente tra le linee, creando densità in mezzo e soffocando le fonti di gioco reggine. Ancora una volta, Acquadro è stato schermato in modo ottimale dalla mediana avversaria, faticando enormemente a dare fluidità alla manovra. A ciò si sommano i ripetuti errori in fase di impostazione di Lancini, le cui imprecisioni iniziano a pesare pesantemente nell’economia del campionato.
Sulle corsie esterne, la freschezza e la gamba dei quinti del CastrumFavara hanno messo a dura prova il giovane Toscano, costringendo Rosario Girasole a un lavoro supplementare nel primo tempo, quasi a fungere da terzino aggiunto per tappare le falle. In avanti, Magrassi è rimasto troppo spesso isolato, stritolato nella morsa dei tre centrali difensivi locali alti e fisici.
Ma il dato più allarmante riguarda la gestione del vantaggio e l’assenza di correttivi tattici: dopo il gol del vantaggio, la Reggina ha mantenuto lo stesso assetto, incapace di trovare soluzioni alternative per arginare il ritorno dei siciliani, che hanno dominato le seconde palle e meritatamente raccolto il punto. Con 5 gol subiti nelle ultime 4 partite, la tenuta difensiva della squadra comincia a scricchiolare in modo evidente, imponendo un cambio di passo immediato e l’abbandono di qualsiasi alibi legato al terreno di gioco o alle contingenze.
Oltre la lavagna tattica: l’amara lezione del “Bruccoleri”
Ogni frenata improvvisa ha il potere di svelare le fragilità nascoste, costringendo a fare i conti con un’amarissima presa di coscienza: il percorso in Serie D è irto di insidie e non ammette cali di tensione, men che meno presunzione. Come ricordano le suggestive e disilluse liriche dei The Connells nel brano “Hats Off”, “Hats off to you, you thought you had it right, but nothing’s ever quite as simple as it seems” — un invito a fare i conti con le proprie illusioni quando il piano iniziale si sgretola e la realtà sul campo presenta il conto.
La Reggina deve ritrovare quella solidità mentale e quell’equilibrio che nelle ultime uscite hanno mostrato crepe preoccupanti. Le difficoltà non devono trasformarsi in un dramma, ma in carburante per una reazione d’orgoglio feroce. Come ammoniva con saggia e tagliente lucidità il commediografo Publilio Siro: “Malum consilium quod mutari non potest” (È un cattivo piano quello che non può essere cambiato). Un monito perfetto per chi, di fronte all’inerzia della gara, non ha saputo correggere la rotta in corsa. Ora agli amaranto non resta che rimboccarsi le maniche, azzerare gli errori e dimostrare sul campo di possedere la tempra dei veri protagonisti.
Dottore in Scienze delle Attività Motorie con oltre dieci anni di esperienza nel settore sportivo, affianca al rigore metodologico un costante percorso di aggiornamento professionale e accademico, arricchito da recenti specializzazioni e da un ulteriore percorso universitario in fase di completamento. Cura gli editoriali post-partita con uno stile che unisce analisi tecnica, approfondimento e autentica passione per la Reggina. Il suo approccio editoriale, influenzato dall’essenzialità e dal pragmatismo del giornalismo britannico, riflette una visione poliedrica e multidisciplinare offrendo una firma autorevole, riconoscibile e dal respiro internazionale.




