Mimmo Praticò è stato ospite ai nostri microfoni durante la puntata di ieri di AmaranTalk (qui il link). Una lunga chiacchierata nella quale l’ex presidente della Reggina ha affrontato diversi temi legati al mondo amaranto: dalla partita contro l’Igea Virtus alla costruzione della rosa, dalle regole del calcio alle penalizzazioni, passando per il settore giovanile, le multiproprietà e i ricordi della sua esperienza alla guida della società.
Praticò, figura storica dello sport reggino e già presidente del CONI Calabria, ha guidato la Reggina dal 2015 al 2019, nel periodo successivo alla rifondazione del club amaranto. Nel corso dell’intervista non sono mancati spunti legati al passato, ai rimpianti per alcune scelte e alle idee per il futuro del calcio e della Reggina.
Reggina-Igea Virtus, Praticò: «Una bellissima partita tra due squadre forti»
Partendo dall’ultima gara disputata dagli amaranto contro l’Igea Virtus, Praticò ha analizzato l’andamento della partita, soffermandosi sulle difficoltà incontrate dalla Reggina nel primo tempo e sulla reazione mostrata nella ripresa:
«È stata una bellissima partita tra due squadre forti che, secondo me, faranno un buon campionato. Speriamo anche noi di farlo meglio di loro. Nel primo tempo l’Igea ha imposto il suo gioco con una strategia ben studiata, non facendo arrivare i nostri attaccanti in area e, nel momento in cui arrivavano, erano continuamente in fuorigioco».
L’ex presidente ha quindi evidenziato il cambio di passo della squadra nella seconda frazione di gioco:
«Il secondo tempo ha avuto un certo calo, la Reggina ha tirato fuori gli artigli e abbiamo fatto i due gol. Questo deve essere capito dai calciatori e dal tecnico perché, da oggi in poi, ovunque andremo e con qualunque squadra, cercheranno, tra virgolette, di farci lo sgambetto. Quindi la Reggina deve imporre il suo gioco come lo ha imposto nella seconda parte della partita».
Penalizzazioni e regole del calcio: «Se ci sono i soldi si fa calcio»
Praticò ha affrontato anche il tema delle penalizzazioni e delle difficoltà economiche che coinvolgono le società calcistiche, sottolineando la necessità di regole più rigorose e di garanzie finanziarie preventive:
«Queste situazioni sono incresciose e screditano il calcio, indipendentemente se Serie A, B, C o D. Sono del parere che all’inizio ci dovrebbero essere decisioni ferree, dove tutte le società dovrebbero dare garanzie fideiussorie certe alla prima presentazione. Se ci sono i soldi si fa calcio. Non è scritto da nessuna parte che una squadra debba fare calcio in Serie A, può farlo anche in Serie C».
L’arbitraggio di Reggina-Igea Virtus: «Forse ci poteva stare qualche ammonizione in più»
Nel corso della trasmissione, l’ex presidente amaranto ha espresso il proprio punto di vista anche sull’arbitraggio della gara di domenica, soffermandosi in particolare sugli episodi legati ai fuorigioco.
«L’arbitro, come tutti sappiamo, decide in due secondi. Non è possibile che un direttore di gara possa chiamare tutti quei fuorigioco in modo errato. L’abbiamo visto tutti, i fuorigioco c’erano. Quell’arbitro non ha inciso, forse ci poteva stare qualche ammonizione in più per la squadra ospite, ma per il resto credo abbia arbitrato una buona partita».
Praticò ha poi allargato il discorso all’evoluzione del metro arbitrale:
«Ormai i falli si chiamano sempre meno. Hanno deciso, ed è forse giusto, che è importante giocare. Quest’anno lo stiamo vedendo non soltanto nel nostro campionato ma in tutto il mondo, hanno deciso la FIFA e la UEFA di superare certe situazioni che prima esistevano».
Il retroscena su Commisso: «Speravo venisse alla Reggina»
Tra i passaggi più significativi dell’intervista, il racconto di una possibilità che, secondo Praticò, avrebbe potuto cambiare la storia recente del club amaranto: l’eventualità che Rocco Commisso investisse nella Reggina anziché nella Fiorentina:
«Vi racconto una grande occasione: io speravo che il signor Commisso, anziché prendere la Fiorentina, pensasse alla Reggina. Quando ho saputo che aveva deciso di prendere la Fiorentina, ho detto a qualche amico fiorentino: spenderà cinque-seicentomila euro per non ottenere risultati. Se fosse venuto a Reggio Calabria e avesse speso settanta, ottanta milioni, avrebbe portato la Reggina in Serie A».
Praticò ha inoltre ricordato i contatti avuti durante la propria gestione con alcuni potenziali acquirenti interessati alla società:
«Nel nostro periodo messicani, un signore cinese ed un paio di italiani si sono avvicinati, ci hanno chiesto se eravamo disponibili a cedere la squadra. Noi abbiamo detto subito di sì perché l’obiettivo nostro è lavorare nell’interesse della Reggina, mai un personalismo. Non hanno mai chiesto neanche di vedere i conti, poi sono scomparsi. In quel periodo il vento soffiava al contrario, siamo rimasti da soli e abbiamo avuto grandi difficoltà ad andare avanti».
La rosa attuale della Reggina: «Un architetto non potrebbe fare meglio»
Un giudizio positivo sulla costruzione della squadra amaranto per la stagione in corso. Praticò ha sottolineato la profondità della rosa e la presenza di alternative in grado di mantenere un livello competitivo elevato:
«Un architetto non potrebbe fare meglio. Abbiamo due squadre perché, in linea di massima, in queste prime cinque partite in un ruolo abbiamo sempre una riserva che gioca allo stesso livello di chi è sceso in campo prima. Quest’anno è stata fatta molto bene la squadra».
L’ex presidente ha poi richiamato l’attenzione sull’importanza del senso di appartenenza e dell’equilibrio all’interno dello spogliatoio:
«È importante che i calciatori abbiano il senso di appartenenza, mettendo da parte i personalismi perché, quando ci sono trenta persone in uno spogliatoio, una parola non detta male ma interpretata male può creare problemi. Devono essere coscienti di dove sono e perché sono a Reggio Calabria».
Il rimpianto di Praticò: «Dovevo fare di testa mia»
Ripercorrendo gli anni alla guida della Reggina, Praticò ha individuato nella gestione delle decisioni societarie uno dei principali rimpianti della propria esperienza:
«Il mio più grande rimpianto alla Reggina è che dovevo fare di testa mia. Può darsi che avrei finito prima, per l’amor di Dio. Ma quantomeno sbagliavo con la mia testa, non con la testa degli altri».
L’ex presidente ha quindi spiegato la propria visione del rapporto tra società, direttore sportivo e allenatore, soffermandosi sulle difficoltà incontrate durante la stagione 2018-2019:
«Forte della mia esperienza di ventidue anni a livello nazionale, ho sempre ritenuto che l’anello si doveva comporre tra la società, il direttore sportivo e l’allenatore. La società dice: “io metto a disposizione una determinata somma e voglio arrivare a metà classifica o tra i primi cinque, dammi tre nomi di allenatori”. Purtroppo in quella Reggina non è andata così».
Praticò ha poi aggiunto:
«Già a ottobre del 2018 avevo deciso: da questo momento in poi qualunque cosa doveva passare dalla mia testa, anche l’acquisto della carta igienica. Purtroppo qualcuno che non ha voluto bene alla Reggina ha deciso di metterci in difficoltà».
L’ultima stagione amaranto: «Con un attaccante da otto-dieci gol saremmo andati in Serie C»
Un passaggio dell’intervista è stato dedicato anche alla stagione precedente, con Praticò che ha individuato nella mancanza di un attaccante prolifico uno dei fattori che, a suo giudizio, avrebbero potuto incidere sul risultato finale.
«L’ultima società si è impegnata tantissimo, forse è mancata in alcuni momenti salienti. Tanto per parlare dell’ultimo campionato, se avesse preso un attaccante che avesse garantito almeno otto-dieci gol da gennaio a giugno, secondo me noi l’anno scorso saremmo andati in Serie C tranquillamente».
L’ex presidente ha quindi richiamato l’attenzione sul rendimento offensivo della squadra:
«L’anno scorso sono mancati i gol di Ragusa e Barillà. Quando sei a un bivio come eravamo noi bisognava puntare non al top ma di più, senza guardare nulla».
L’esperienza da vicepresidente dal 1986 al 1996: «Forse meritavo altro»
Praticò ha ripercorso anche gli anni trascorsi nella dirigenza amaranto prima della presidenza, dal 1986 al 1996, quando ricoprì il ruolo di vicepresidente:
«Ho utilizzato poco quell’esperienza. Avrei dovuto utilizzarla di più. Chi era a capo di quella squadra dal 1986 al 1996 (Pino Benedetto prima e Lillo Foti dopo, ndr) era molto più rigido di me. E il risultato dopo gli ha dato ragione».
Un periodo che si concluse, come raccontato dallo stesso Praticò, dopo 10 anni:
«Quell’esperienza finisce nel 1996. Forse meritavo altro. Mi fermo qui».
Il settore giovanile: «Seguirlo mi sarebbe piaciuto»
Tra i temi affrontati durante AmaranTalk, anche il futuro del settore giovanile amaranto. Qui Praticò ci svela come gli sarebbe piaciuto occuparsene in passato, precisando di non aver mai avanzato richieste in tal senso:
«Nella mia vita non ho mai chiesto un ruolo. Seguire il settore giovanile mi sarebbe piaciuto. È la prima volta che mi espongo, in senso positivo, ma non ho mai avuto nessuna pretesa».
L’ex presidente ha quindi sottolineato l’importanza della figura dell’allenatore nella crescita dei ragazzi, anche al di fuori del campo:
«Ho sempre sostenuto che il ruolo dell’allenatore per i ragazzi, per l’Under 18, Under 16, Under 14, è fondamentale perché oggi sono, tra virgolette, costretti mariti e moglie a lavorare. Spesso non dedicano il tempo necessario ai figli. I figli può darsi che parlino con l’allenatore di qualcosa di cui non si sanno dare una risposta».
Praticò ha inoltre evidenziato la necessità di investire maggiormente nella formazione dei giovani calciatori, citando l’Atalanta come esempio:
«Purtroppo oggi non si pensa più al settore giovanile, si va a comprare ormai calciatori che hanno fatto tre gol e li pagano dieci milioni. Per raccogliere il risultato di un settore giovanile devono passare almeno cinque anni. Abbiamo degli esempi calzanti, l’Atalanta. Quando io ero capo delegazione dell’Under 19 avevamo tanti ragazzi della Roma, dell’Udinese, della Fiorentina, del Milan perché allora facevano veramente attività giovanile».
Multiproprietà: «Sono a favore, la legge è troppo rigida»
Nel corso della trasmissione si è parlato anche della possibilità di rivedere le norme sulle multiproprietà nel calcio italiano. Praticò si è detto favorevole a una maggiore flessibilità, soprattutto nei casi in cui una stessa proprietà gestisca società impegnate in categorie differenti.
«Io ritengo che dovrebbe esserci elasticità. Una società ha una squadra che gioca in una categoria inferiore, perché non farla giocare? Laddove c’è il controllo si può fare. La famiglia Pozzo ha due squadre, una in Inghilterra (il Watford, ndr) e una in Italia (l’Udinese, ndr). È una legge troppo rigida. In linea di massima sono a favore delle multiproprietà».
Sulle prospettive di una possibile modifica normativa, ha aggiunto:
«Non mi sembra che ci sia all’orizzonte una decisione. Se ne riparlerà perché De Laurentiis e Lotito, gli unici esempi esistenti di multiproprietà in Italia, sono due presidenti molto tosti. A me non dispiacerebbe se cambiassero».
Il caso Trapani e il campionato: «Bisogna dialogare con la Federazione»
Praticò ha affrontato anche il tema dei rapporti tra società e istituzioni calcistiche, richiamando l’importanza del dialogo per evitare conseguenze negative sul club e sull’intero contesto sportivo:
«Con la Federazione bisogna dialogare, non puoi metterti ad alzare i muri, si fa solo danni alla società, alla città, ai tifosi e al campionato».
Guardando invece al percorso della Reggina nelle prossime giornate, l’ex presidente ha invitato a mantenere equilibrio e prudenza nelle valutazioni.
«Queste prossime tre partite saranno importanti perché io sostengo che una squadra per valutarla bisogna vederla dopo sette-otto partite. Dopo queste tre partite, che io mi auguro la Reggina possa vincere tutte e tre, possiamo incominciare ad avere le idee più chiare».
Infine, un messaggio rivolto alla tifoseria amaranto:
«Noi tifosi dobbiamo stare con i piedi per terra. Dobbiamo pensare a giocare partita domenica per domenica perché sennò rischiamo di illuderci».
Il saluto finale: «Oggi e sempre forza Reggina»
A chiudere la lunga chiacchierata, le parole con cui Mimmo Praticò ha ribadito il proprio legame con i colori amaranto, un sentimento che continua ad accompagnarlo anche dopo gli anni trascorsi alla guida della società.
«Il mio cuore ed il mio sangue sono amaranto. Oggi e sempre forza Reggina».
Studente di Giurisprudenza e praticante giornalista, coltiva un forte interesse per l'informazione, la comunicazione, l'attualità calcistica e gli aspetti giuridici. Segue con particolare attenzione la Reggina e il calcio calabrese, senza trascurare i principali eventi del panorama calcistico italiano e internazionale. Si dedica alla scrittura e all'approfondimento di contenuti riguardanti sport, media e analisi dell'informazione, con un approccio fondato su accuratezza, chiarezza e affidabilità delle fonti.




