
Dopo il fragoroso silenzio stampa imposto dalla società amaranto a partire da mercoledì sera, la Reggina si è apprestata ad affrontare il Savoia in una trasferta delicatissima, consapevole che un’ulteriore battuta d’arresto non sarebbe stata tollerata da una piazza già in subbuglio. Sotto i riflettori, mister Trocini ha cercato di mescolare le carte, nel tentativo di trovare quella scintilla necessaria a invertire il trend negativo.
La Reggina si è presentata con un inedito 4-3-3: Lagonigro tra i pali; R. Girasole, Adejo, Blondett e Gatto a comporre la linea difensiva; Mungo, Laaribi e Barillà in mediana; Porcino, Montalto ed Edera a guidare il tridente offensivo. Scelte nuove, dunque, almeno nei nomi, nel tentativo di ridare linfa a un gruppo visibilmente in difficoltà. Il Savoia ha risposto con un 3-4-2-1 composto da: De Lorenzo; Forte, Caballero, Cadili; Frasson, Pisacane, Ledesma, Schiavi; Meola; Fiasco e Favetta.
La prima frazione si apre con un Savoia arrembante, che prende in mano il pallino del gioco sin dai primi minuti. La Reggina fatica a contenere le sortite offensive dei padroni di casa, ma al 16’, in una delle rare ripartenze efficaci, la gara sembra poter prendere una piega favorevole: Montalto si libera in area e viene atterrato. Sul dischetto si presenta capitan Barillà che, con freddezza, spiazza il portiere e porta gli amaranto in vantaggio.
Nonostante il gol, la prestazione amaranto continua a mostrarsi opaca: squadra lenta, prevedibile, quasi sempre in ritardo sulle seconde palle e con evidenti lacune sotto il profilo tattico. Nella prima frazione, da segnalare una traversa colpita dal Savoia e qualche spunto interessante di Porcino sulla fascia. Le aspettative della vigilia, per la tifoseria amaranto, erano ben diverse.
Nella ripresa, al 65’ minuto, arriva puntuale il pareggio dei padroni di casa, favorito da una marcatura a zona a dir poco approssimativa. La Reggina, dopo il gol subito, si spegne del tutto. La squadra non riesce più a ripartire, denotando una condizione atletica preoccupante, nonostante il ritiro iniziato nel mese di luglio. I cambi operati da mister Trocini non sortiscono alcun effetto, e all’87’ giunge l’episodio che chiude definitivamente la gara: Montalto, trattenuto in area, reagisce in modo ingenuo, commettendo un fallo evitabile, soprattutto considerando l’assenza per squalifica del compagno di reparto Ferraro. Espulsione inevitabile e Reggina in inferiorità numerica nel concitato finale.
Gli ultimi minuti sono caotici, privi di ordine tattico e caratterizzati da un generale disorientamento. Fortunatamente per gli amaranto, le occasioni costruite dal Savoia nel finale non vengono sfruttate. Il match termina sull’1-1, un pareggio che ha il sapore amaro della sconfitta e che certifica, qualora ce ne fosse ancora bisogno, il momento nerissimo che sta attraversando la formazione calabrese.
Le perplessità sono molteplici: i dettami tattici appaiono confusi, l’identità di squadra latita e la condizione fisica è ben lontana da quella auspicabile per una compagine che ambisce ai vertici. Il silenzio stampa della società alimenta ulteriori dubbi e timori tra i tifosi, mentre i mea culpa tardano ad arrivare. Cinque punti in cinque gare rappresentano un bottino da zona salvezza, non certo da corazzata, soprattutto in quello che è il terzo anno consecutivo tra i dilettanti.
La panchina di Trocini comincia a scricchiolare, la tifoseria è spaccata, e le soluzioni, al momento, sembrano lontane. Eppure, in mezzo a questa tempesta, serve un sussulto di orgoglio, un gesto di coraggio che possa risollevare l’animo di una piazza ferita. Nel prossimo turno, la Reggina dovrà fare a meno di entrambi i centravanti, Ferraro e Montalto: un ulteriore ostacolo in un cammino già disseminato di difficoltà.
Eppure, essere positivi — oggi più che mai — è un esercizio necessario. Soltanto l’entusiasmo, accompagnato da un profondo senso di appartenenza, può rappresentare la chiave per riscrivere il destino di questa stagione.
Come recitava il celebre film Il Corvo:
“Non può piovere per sempre.”




