Sambiase 0-1 Reggina, il commento del match

Photo credit: Valentina Giannettoni

Dopo una settimana scoppiettante, dominata quasi interamente dalle voci e dai movimenti del calciomercato — tra acquisti, cessioni e la spasmodica ricerca di un centravanti capace di completare l’organico a disposizione di mister Torrisi — a tenere banco è stato soprattutto il ritorno di Bruno Barranco. Del resto, in queste dinamiche il mercato è materia impalpabile: può accadere tutto e il suo esatto contrario nel volgere di un amen.

In questo clima, la Reggina si prepara alla trasferta di Sambiase, tra proclami e definizioni di quella che dovrà essere la sua identità: una squadra “operaia”, sì, ma al tempo stesso corsara, affamata, determinata a conquistare la quinta vittoria consecutiva per inseguire quella promozione tanto agognata e condivisa da un intero popolo.

Nonostante le defezioni, mister Torrisi disegna una formazione che ricalca fedelmente il suo credo calcistico. Il modulo è il consueto 4-2-3-1: Lagonigro tra i pali; Desiato, R. Girasole, D. Girasole e Distratto a comporre la linea difensiva; Fofana e Laribi in mediana; Edera, Mungo e Ragusa alle spalle dell’unica punta Ferraro.

I padroni di casa rispondono con il loro abituale 4-3-3: Giuliani in porta; Di Giovanni, Colombatti, Pantano e Cosmano in difesa; Calabrò, Palermo e Diogo a centrocampo; Leveque, Perricci e Sueva a completare il tridente offensivo.

La Reggina parte con piglio deciso, sospinta dai numerosi tifosi amaranto presenti sugli spalti. Al primo minuto Ferraro fa da sponda per Fofana, che calcia senza però inquadrare lo specchio della porta. Neppure il tempo di prendere le misure e, dopo meno di un giro di lancette, gli ospiti vanno nuovamente vicini al vantaggio: Ferraro esplode il tiro, Ragusa si avventa sulla ribattuta, ma Giuliani si supera con un intervento prodigioso.

All’11’ arrivano però brutte notizie per la Reggina: l’ennesimo infortunio, questa volta ai danni dello sfortunato Rosario Girasole, costretto ad abbandonare il campo. Al suo posto entra il nuovo acquisto Verduci. Il match si trasforma in una vera e propria battaglia, come testimoniano i cartellini gialli sventolati ai danni di Verduci e Palermo.

Al 33’ arriva l’episodio che decide la gara: dopo un’azione ben manovrata e un finale convulso fatto di rimpalli, Ferraro si dimostra autentico rapace d’area e, con tempismo feroce, insacca il pallone del vantaggio amaranto.

La reazione del Sambiase è immediata. Cinque minuti più tardi, su una pericolosa incursione in area, Desiato commette un’ingenuità atterrando un avversario. L’arbitro non ha esitazioni: calcio di rigore, ammonizione per Desiato e per Domenico Girasole, colpevole di proteste. Dal dischetto Sueva prende la rincorsa e calcia clamorosamente a lato, facendo tirare un sospiro di sollievo a Lagonigro e ai suoi.

La partita si accende ulteriormente e, pochi minuti dopo, viene espulso per proteste mister Torrisi, costretto ad abbandonare il terreno di gioco. Dopo sei interminabili minuti di recupero, si chiude la prima frazione con una Reggina convincente e meritatamente avanti.

Nella ripresa il Sambiase rientra in campo con un piglio diverso, deciso a rimettere in equilibrio il match. La Reggina arretra il baricentro, ma resta compatta, corta tra i reparti e ordinata. Inizia la girandola dei cambi da entrambe le parti, mentre la pressione dei padroni di casa non accenna a diminuire.

Gli amaranto, però, lottano su ogni pallone, mostrando una miscela preziosa di personalità ed esperienza. Spezzettano il gioco, addormentano i ritmi, disinnescano le trame avversarie. Il Sambiase fa la partita, ma crea poco o nulla; la squadra dello Stretto stringe i denti e, con coraggio e caparbietà, porta a casa la quinta vittoria consecutiva.

È un successo che vale più dei tre punti: è la conferma che la preparazione atletica sta dando i suoi frutti e che il disegno tattico di mister Torrisi comincia a prendere forma. È la vittoria di un gruppo che soffre, resiste e non arretra di un passo, nemmeno quando il vento soffia contro. E mentre il triplice fischio sancisce la fine della battaglia, resta la sensazione che questa Reggina non stia semplicemente vincendo partite, ma stia costruendo — giorno dopo giorno — qualcosa di più grande, qualcosa che profuma di sogno e di appartenenza.

Perché certe vittorie non si leggono solo sul tabellino: si sentono nel petto, restano negli occhi e accompagnano i passi di chi, anche lontano da casa, non smette mai di crederci.

“Il vero trionfo non è arrivare primi, ma non smarrire mai la propria identità lungo il cammino.
Perché è nella fatica condivisa che nascono le imprese destinate a durare.”

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