Reggina, Sant’Agata e il bando mai pubblicato: cosa farà la nuova proprietà?

Il programma degli amaranto in vista del Savoia

Dopo il fallimento della trattativa con Matt Rizzetta, la strada che porta al gruppo riconducibile a Claudio Lotito sembrerebbe ormai quella più accreditata per il futuro della Reggina, chiamata a passare dall’attuale proprietà Ballarino-Minniti a una nuova fase societaria.

A prescindere da chi sarà il prossimo proprietario del club amaranto, però, c’è una questione di cui si parla ancora troppo poco e che finirà inevitabilmente sul tavolo del nuovo presidente: la gestione del Centro Sportivo Sant’Agata.

Il tema non riguarda soltanto l’utilizzo quotidiano della struttura, ma anche il percorso amministrativo avviato dalla Città Metropolitana di Reggio Calabria e l’accordo della Reggina in ATI con Soseteg. Un equilibrio che, in caso di cambio di proprietà, dovrà essere necessariamente valutato con attenzione.

Sant’Agata, da dove nasce la vicenda

Ma riavvolgiamo il nastro.

La vicenda entra nel vivo nel marzo 2024, quando la Città Metropolitana di Reggio Calabria pubblica la manifestazione d’interesse per la valorizzazione del centro sportivo di via delle Industrie. L’obiettivo era individuare una proposta di riqualificazione e gestione dell’impianto attraverso una concessione di durata compresa tra 6 e 20 anni.

Il Sant’Agata, struttura simbolo del calcio amaranto, si estende su circa 46.000 metri quadrati e comprende campi, spogliatoi, uffici, foresteria, palestra, sala stampa e altri spazi funzionali all’attività sportiva. La procedura nasceva con l’intento di recuperare e rilanciare l’impianto senza nuovi oneri per l’Ente, attraverso investimenti a carico del futuro concessionario.

L’unica proposta presentata è stata quella dell’ATI composta dall’allora ASD La Fenice Amaranto, oggi Reggina, e da Soseteg. Nel corso del 2024 la proposta viene valutata positivamente e la Città Metropolitana avvia le procedure per arrivare alla redazione del bando.

Il progetto prevede interventi significativi: rifacimento dei campi, ristrutturazione degli immobili, creazione di una Club House, efficientamento energetico, eliminazione delle barriere architettoniche e miglioramento generale della fruibilità del centro.

Nel marzo 2025 arriva un primo passaggio politico decisivo: il Consiglio Metropolitano approva la proposta di partenariato pubblico-privato per la riqualificazione e gestione dell’impianto. Il Sant’Agata viene indicato non solo come casa sportiva della Reggina, ma anche come bene dal valore sociale, aperto alla città, alle scuole, all’università e alle federazioni.

Dopo l’approvazione politica, il procedimento entra nella fase più tecnica. Viene convocata la Conferenza dei Servizi, con il coinvolgimento di diversi enti chiamati a esprimere pareri, nulla osta e autorizzazioni.

Il 22 settembre 2025 la Conferenza si chiude con esito positivo, ma con prescrizioni. In sostanza, il progetto può andare avanti, ma il proponente dovrà rispettare le condizioni indicate dagli enti nella successiva fase esecutiva. Il 10 novembre 2025 arriva poi il via libera definitivo del Consiglio Metropolitano alla proposta di riqualificazione. Il progetto, dal valore di oltre 2,5 milioni di euro, viene presentato come il passo decisivo verso la rinascita del Sant’Agata.

Il bando che non arriva: perché il procedimento è ancora fermo

Da quel momento, però, il percorso si ferma sul punto più atteso: la pubblicazione del bando.

A fine novembre 2025 era stata ipotizzata l’emanazione del bando entro la fine dell’anno. Era stato inoltre precisato che si sarebbe trattato di una procedura pubblica, e quindi non riservata all’attuale gestore della Reggina, sebbene l’ATI Reggina-Soseteg avrebbe comunque mantenuto un diritto di prelazione.

Ed è qui che la questione torna di grande attualità. Perché chiunque rileverà la Reggina non dovrà soltanto occuparsi di squadra, programmazione tecnica e futuro societario, ma anche di un dossier fondamentale: il Sant’Agata.

Gli investimenti anticipati da Soseteg e i possibili riflessi sul cambio di proprietà

Secondo i documenti della Metrocity, in questi anni Soseteg avrebbe sostenuto 499.674,89 euro per le sole spese relative agli incarichi professionali legati alla progettazione del restyling del Centro Sportivo Sant’Agata.

Resta però da chiarire se gli interventi già eseguiti negli ultimi mesi, in particolare il rifacimento del manto erboso del campo 1, l’illuminazione dei campi 3, 4, 5 e 6, il restyling del bar e la tinteggiatura delle pareti in cemento nell’area adiacente ai campi, siano stati sostenuti direttamente dalla società amaranto o anticipati economicamente da Soseteg.

In quest’ultimo caso, Soseteg vanterebbe un credito nei confronti della Reggina.

Si tratterebbe di spese che, in caso di passaggio societario, potrebbero finire sul tavolo della nuova proprietà, chiunque essa sia. Ed è proprio questo uno dei punti più delicati: non è detto che il prossimo gruppo al comando della Reggina abbia la stessa volontà, o lo stesso interesse, di proseguire negli investimenti legati al progetto di riqualificazione del Sant’Agata.

Un aspetto tutt’altro che secondario, perché il Sant’Agata non è soltanto un centro sportivo da utilizzare nel presente, ma un investimento strutturale sul futuro del club. E proprio per questo la nuova società dovrà chiarire presto se intende proseguire lungo la strada già tracciata dal partenariato Reggina-Soseteg o se vorrà rivedere rapporti, impegni e prospettive.

Il partenariato Reggina-Soseteg e il requisito FIGC

C’è poi un altro elemento da non sottovalutare. Tra i requisiti previsti per la futura procedura di affidamento è presente anche l’obbligo, per chi intende partecipare, di essere una società sportiva affiliata alla FIGC.

Un aspetto che rende ancora più centrale il ruolo della Reggina all’interno dell’operazione. In caso di uscita di scena del club amaranto, infatti, Soseteg non potrebbe gestire autonomamente il Sant’Agata, non essendo una società calcistica affiliata alla Federazione. Il rapporto tra Reggina e Soseteg, dunque, non riguarda soltanto gli investimenti già effettuati o da effettuare, ma anche la stessa possibilità di partecipare alla futura gara per la concessione dell’impianto.

Il futuro del Sant’Agata passa dal nuovo proprietario della Reggina

Il centro sportivo è la vera casa amaranto, ma oggi il suo futuro resta legato a un procedimento non ancora completato. C’è un progetto approvato, c’è una Conferenza dei Servizi chiusa positivamente, ci sono prescrizioni da recepire e c’è un’ATI che si costituirà attorno all’emanazione del bando.

Fino a quel momento, la situazione resterà sospesa. E il nuovo proprietario della Reggina, chiunque sarà, dovrà necessariamente capire come muoversi dentro un quadro già tracciato, ma non ancora definito.

Direttore responsabile de “Il Tifoso Reggino”, giornalista pubblicista, conduttore radiofonico presso Antenna Febea e studente di Scienze della Comunicazione. Si occupa di giornalismo sportivo, comunicazione digitale e approfondimento calcistico, con particolare attenzione alle vicende della Reggina e del calcio calabrese. Realizza contenuti basati sulla verifica delle fonti, sull’accuratezza delle informazioni e sull’analisi critica dei fatti, con l’obiettivo di fornire un’informazione affidabile, trasparente e comprensibile.

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