Francesco Alessandro, ex team manager della Reggina oggi alla Nuova Igea Virtus, è intervenuto alla nostra consueta trasmissione AmaranTalk, affrontando diversi temi: dal legame instaurato con la piazza amaranto al ruolo ricoperto negli ultimi tre anni, fino al percorso che lo ha portato alla Reggina.
Di seguito un estratto delle sue dichiarazioni:
«Ho lavorato tanti anni nel Messina e conosco bene cosa significa l’attaccamento a una squadra, ma non mi aspettavo quello che ho vissuto in tre anni a Reggio Calabria. L’affetto, la stima e la fiducia ricevuti da parte di tutti, il fatto di essere stato apprezzato per quello che sono e per quello che ho fatto, sono cose che ti rimangono dentro. Me lo raccontavano, ma se non lo vivi direttamente non puoi capire. La Reggina qui è qualcosa di speciale: ce l’hanno nella pelle. Qualunque cosa facciano, dai bambini ai nonni, c’è sempre la Reggina accanto. È una cosa che sinceramente non avevo mai visto e penso sarà difficile dimenticarla. Grazie davvero a tutti: sono stati tre anni meravigliosi».
La gestione dello spogliatoio e il ruolo all’interno della società
Sul lavoro svolto all’interno della società e sulla gestione del gruppo squadra, Alessandro ha spiegato: «Basta poco per non destabilizzare un ambiente: ognuno deve fare la propria parte e non quella degli altri. Io conoscevo i miei compiti, il direttore generale i suoi, il direttore sportivo i suoi. Ognuno di noi ha fatto ciò che era giusto fare, mantenendo rapporti, equilibri e rispetto reciproco con la squadra, cercando anche di proteggere lo spogliatoio. Se tutto questo funziona è normale che, qualche volta, tu possa passare per il “lupo cattivo”. Mi è capitato di dover impedire l’accesso al campo durante gli allenamenti a porte chiuse e capivo che qualcuno potesse rimanerci male, ma se non avessi mantenuto quella linea il mio ruolo non avrebbe avuto senso».
L’ex team manager amaranto ha poi aggiunto: «Avevamo uno spogliatoio che, secondo me, poteva fare invidia a tanti: composto da ragazzi con esperienza, responsabilità ed educazione. Ognuno faceva la propria parte, dal magazziniere al manutentore fino a chi si occupava del terreno di gioco. In questo mondo basta poco: bisogna rispettare il lavoro degli altri e non entrare nell’orticello altrui. Anche quando fermavo i giornalisti o chiunque altro non lo facevo per sentirmi chissà chi, ma perché esistono delle linee guida da seguire. Se le rispetti fai bene il tuo lavoro, altrimenti no».
L’arrivo a Reggio Calabria: “È nato tutto per caso”
Ripercorrendo il suo arrivo a Reggio Calabria, Alessandro ha raccontato: «È nato tutto per caso. Ero libero e stavo andando ad Avezzano. Quando sono arrivato lì ho capito che qualcosa non stava andando nel modo giusto. Per me una stretta di mano e una parola data valgono più di un contratto. Ad Avezzano non è stato così e dopo meno di 24 ore sono tornato a casa. Prima di partire avevo incontrato il direttore Bonanno sul lungomare di Messina. Quando sono rientrato l’ho chiamato e gli ho detto che aveva avuto ragione, che quella non era la situazione giusta per me. Dopo tre giorni mi ha richiamato dicendomi che c’era un’opportunità. Quando ho sentito parlare della Reggina quasi non riuscivo a parlare».
Sul rapporto con la città e con l’ambiente amaranto, ha aggiunto: «A Reggio ho incontrato Danilo Cucinotti, una persona che conoscevo bene e che ha anche giocato a Messina. Mi ha detto di stare tranquillo, che ero quasi a casa mia. Da lì, piano piano, ho iniziato davvero a sentirmi a casa. All’inizio non è stato semplice, ma tutto è avvenuto in maniera naturale. Ho cercato solo di essere me stesso, rispettando gli altri e pretendendo rispetto. Oggi sono orgoglioso della scelta fatta tre anni fa e di aver conosciuto tante persone che mi hanno voluto bene».
Il valore del team manager: “Un ruolo con grandi responsabilità”
Sul ruolo di team manager e sul consiglio da dare a chi raccoglierà la sua eredità, Alessandro ha spiegato: «Non voglio insegnare il mestiere a nessuno, perché è un lavoro che ti insegna ogni giorno. Il team manager è un ruolo molto più complesso di quanto si possa pensare. Le responsabilità sono tante: basta sbagliare una virgola in una distinta per perdere una partita a tavolino. Purtroppo è un ruolo che spesso non viene valorizzato abbastanza. In molti pensano che il team manager sia semplicemente colui che porta la distinta all’arbitro, ma dietro c’è un lavoro enorme. Al mio successore dico solo di fare quello che ho fatto io: interpretare il proprio ruolo con serietà e dedizione».
«Si lavora a stretto contatto con direttore sportivo, allenatore e collaboratori. Bisogna gestire trenta o quaranta persone, organizzare trasferte e alberghi, confrontarsi con la società anche sugli aspetti economici. Far risparmiare la società non significa penalizzare la squadra, ma trovare il giusto equilibrio. Se i ragazzi stanno bene, stiamo bene tutti e si affrontano le partite nel modo migliore».
Il futuro e il bilancio: “Rifarei tutto quello che ho fatto”
Sulle critiche rivolte alla società, Alessandro ha preferito non entrare nel merito: «Non voglio commentare perché non mi compete. Ho affrontato il mio ruolo dall’inizio alla fine cercando di fare il meglio possibile. Mi auguro che, come ha scritto un tifoso, io non abbia responsabilità. Nel bene e nel male voglio rimanere all’interno del perimetro del mio ruolo».
Infine, un pensiero sui sacrifici fatti durante questi tre anni: «Penso di aver dato tutto quello che, in quel contesto, dovevo dare. Forse anche qualcosa in più, ma non perché fosse richiesto: l’ho fatto perché lo sentivo. Ho dedicato molto tempo, spesso andando anche oltre il mio ruolo. Partivo la mattina e tornavo la sera a casa. Mia moglie era felice di vedermi rientrare stanco ma soddisfatto».
«Per tre anni ho viaggiato continuamente e quasi mai sono rimasto a Reggio. Per me era come prendere un autobus e arrivare qui, non mi è mai pesato. Ancora oggi torno volentieri per rivedere gli amici e le persone che ho conosciuto. Rifarei tutto quello che ho fatto: non ho nulla da recriminare e nulla di cui pentirmi. Ho sempre cercato di svolgere il mio lavoro con serietà, dando tutto me stesso per la Reggina e per il bene della squadra».
Studente di Giurisprudenza e appassionato di giornalismo sportivo, coltiva un forte interesse per l'informazione, la comunicazione, l'attualità calcistica e gli aspetti giuridici. Segue con particolare attenzione la Reggina e il calcio calabrese, senza trascurare i principali eventi del panorama calcistico italiano e internazionale. Si dedica alla scrittura e all'approfondimento di contenuti riguardanti sport, media e analisi dell'informazione, con un approccio fondato su accuratezza, chiarezza e affidabilità delle fonti.




