
Eccoci finalmente ai nastri di partenza della stagione 2025/2026.
Dopo l’ennesima estate burrascosa, intrisa di polemiche e proteste, la Reggina si prepara ad affrontare la sua prima uscita stagionale in Coppa Italia, contro la Vibonese, sul campo neutro di Palmi. La sede è obbligata, a causa della squalifica per una giornata dello stadio Oreste Granillo, sanzione maturata lo scorso anno.
La Reggina si schiera con una formazione insolita — non tanto per il modulo, quanto per gli interpreti. Il 4-3-3 è composto da Lagonigro in porta; Palumbo, D. Girasole, Blondett e Distratto in difesa; Mungo, Laaribi e il capitano Barillà a centrocampo; Ragusa, Ferraro e Di Grazia nel tridente offensivo.
La Vibonese, invece, si presenta con numerose assenze e un 3-5-2 inusuale per la categoria.
L’atmosfera è infuocata. I tanti tifosi amaranto presenti sugli spalti cantano senza sosta e sostengono la squadra con passione quasi viscerale — fides incrollabile.
La gara inizia con entrambe le squadre che optano per un pressing alto e una costruzione dal basso spesso forzata, soprattutto in seguito alle rimesse dal fondo.
Dopo appena due minuti, è la Vibonese a rendersi pericolosa con una conclusione da fuori area e un grande intervento di Lagonigro, reattivo e puntuale.
Il primo tempo prosegue con una Reggina visibilmente appesantita, mentre la Vibonese sembra gestire meglio ritmo e spazi.
Al 43’, Balla — il migliore in campo fino a quel momento — prova la conclusione: il tiro sfiora il palo e fa tremare i cuori amaranto.
Subito dopo, la Reggina reagisce con una bella discesa di Di Grazia: l’azione si sviluppa con ordine e porta alla prima vera conclusione amaranto, neutralizzata con sicurezza dal portiere avversario.
Si chiude così un primo tempo deludente per la Reggina, incapace di trovare fluidità e ritmo.
La ripresa si apre in continuità con quanto visto nei primi 45 minuti, ma al 55’ arriva la svolta: doppio cambio amaranto. Fuori Mungo per Porcino, fuori Ferraro per Montalto.
Pochi minuti dopo, l’ennesima costruzione dal basso forzata dalla Vibonese si trasforma in un errore sanguinoso: la Reggina intercetta il pallone, riparte e conquista un calcio d’angolo. Sugli sviluppi del corner, Ragusa firma il vantaggio amaranto con un colpo preciso.
I ritmi della gara si abbassano, complice il caldo. Al minuto 71, da un lancio preciso di Distratto che innesca Grillo sulla destra, nasce un’azione pericolosa: Barillà si coordina al volo in area, ma la sfera si stampa sul legno.
Nel finale, i ritmi calano ulteriormente. All’85’, un’uscita non perfetta di Lagonigro consente alla Vibonese di trovare il pareggio: la firma è del numero 7, Hernández.
La partita termina sull’1-1 e, come da regolamento, si va direttamente ai calci di rigore.
Nonostante l’errore di Correnti — subentrato a capitan Barillà — due parate decisive di Lagonigro regalano il passaggio del turno alla Reggina.
Una Reggina che, tuttavia, non convince. Certo, i carichi aerobici, anaerobici e di potenziamento muscolare, uniti al caldo asfissiante, non facilitano il gioco di Trocini.
I due under sulle fasce non incidono, e nel complesso la prova della squadra appare opaca.
Eppure, il primo ostacolo è stato superato.
Basti ricordare che lo scorso anno, proprio in Coppa Italia, il Napoli pareggiò con il Modena di Bisoli, per poi laurearsi campione d’Italia. Le prime uscite, si sa, non sono sempre indicative del cammino che verrà.
Che il percorso della Reggina possa essere lungo, solido e degno della sua storia.
Come disse Seneca:
“Non est ad astra mollis e terris via.”
(Non c’è via facile dalla terra alle stelle.)




