Reggina 3-0 Vibonese, il commento del match

Reggina Vibonese goal Ferraro
Foto: Valentina Giannettoni

Una settimana densa di colpi di scena accompagna la Reggina alla vigilia di questo incontro. A tenere banco è il cosiddetto Caso De Falco, che coinvolge la capolista Nuova Igea Virtus: secondo l’accusa, il calciatore non avrebbe scontato una squalifica maturata nel campionato Primavera 2 con la maglia della Reggiana, circostanza che potrebbe comportare una pesante penalizzazione per la compagine di Barcellona Pozzo di Gotto.
La Reggina, dal canto suo, pur senza gioire delle disgrazie altrui, si fa trovare pronta ad approfittare dell’occasione, forte di sette vittorie consecutive che la candidano autorevolmente alla corsa finale.

Nella stessa settimana, tuttavia, il calcio calabrese viene colpito da un lutto profondo: la scomparsa di Rocco Commisso, presidente della Fiorentina e uomo profondamente legato alla Calabria. A nome mio e di tutta la redazione, giungano le più sentite condoglianze alla famiglia Commisso.

La compagine dello Stretto affronta la settimana con allenamenti intensi, recuperando anche qualche elemento fermo ai box nelle precedenti uscite. Al centro sportivo Sant’Agata si respira un’aria positiva, fatta di sorrisi e consapevolezza. Situazione diametralmente opposta per la Vibonese, reduce dall’esonero del precedente allenatore e dall’arrivo di Capodicasa, proveniente dal Trapani U19.

I padroni di casa, ancora orfani del proprio tecnico — fermato da una maxi squalifica di quattro turni — si dispongono con il consueto 4-2-3-1: Lagonigro tra i pali; Giuliodori, D. Girasole, R. Girasole e Distratto in difesa; Salandria e Fofana in mediana; Edera, Mungo e Di Grazia sulla trequarti, alle spalle dell’unica punta Ferraro.

Gli ospiti rispondono con un coraggioso 4-3-3: Del Bello in porta; Dick, Brunetti, Caiazza e Montenet in difesa; Keita, De Salvo e Di Gilio a centrocampo; Balla, Sasanelli e Coulibaly nel tridente offensivo.

La Reggina parte con decisione, ma la prima occasione capita agli ospiti al 4’: su calcio piazzato, Caiazza svetta di testa, trovando però un Lagonigro attento e sicuro. È solo un attimo. Al 7’ gli amaranto colpiscono: cross pennellato di Di Grazia dalla sinistra ed Edera, con un colpo di testa potente e preciso, batte Del Bello. È il vantaggio che accende il “Granillo”.

La Vibonese accusa il colpo e la Reggina prova a chiudere anzitempo la gara. Al 15’ Ferraro tenta la conclusione, ma il portiere ospite si oppone senza affanni. La gara scorre con poche sbavature: gli ospiti provano a reagire, ma la Reggina appare ordinata, matura, padrona del campo. Al 42’ l’episodio che indirizza definitivamente il match: la difesa della Vibonese non riesce a liberare l’area, Mungo si avventa sul pallone come un rapace e, con un destro secco, firma il raddoppio. È 2-0 amaranto.

Gli ospiti sono alle corde e, poco dopo, arriva il colpo del KO. Ferraro prende palla, si costruisce lo spazio e lascia partire una conclusione violentissima che si infila all’incrocio dei pali. Una rete di rara bellezza per la categoria, una perla autentica che certifica lo stato di grazia dell’attaccante amaranto. Dopo tre minuti di recupero si va al riposo sul 3-0: una prima frazione interpretata in modo semplicemente impeccabile.

La ripresa si apre con una mossa forte del nuovo tecnico ospite, Capodicasa, che tenta di scuotere i suoi con ben quattro cambi simultanei. Ma la musica non cambia. La Reggina controlla, amministra, gestisce il ritmo senza mai dare l’impressione di poter andare in difficoltà. Anche i padroni di casa attingono dalla panchina: spazio a Sartore, Guida, Bevilacqua, Lanzillotta e Ragusa.

Le emozioni scarseggiano, fisiologicamente, in un secondo tempo ormai indirizzato. L’ultima occasione degna di nota arriva all’87’: Ragusa, servito magistralmente da Sartore, si trova a tu per tu con il portiere, ma si lascia ipnotizzare. È l’epilogo di una serata perfetta che si chiude, dopo cinque minuti di recupero, con l’ottava vittoria consecutiva degli amaranto.

La Reggina vince ancora, ma soprattutto convince. A farne le spese è una Vibonese apparsa spenta, incapace di arginare la qualità e l’intensità degli uomini di Torrisi. Otto gare, otto vittorie, una media di tre punti a partita e un solo gol subito: numeri che parlano da soli. La classifica sorride, complice il pareggio della Nuova Igea Virtus contro l’Acireale: la vetta è più vicina, il sogno sempre più concreto.

E allora questa Reggina non è soltanto una squadra che vince: è un’idea che prende forma, una fede che si rinnova ogni domenica, un popolo che si riconosce in undici uomini vestiti d’amaranto. Ogni pallone recuperato, ogni corsa, ogni abbraccio dopo un gol raccontano una storia più grande del risultato. È la storia di chi non ha mai smesso di crederci, nemmeno quando tutto sembrava perduto. In questo cammino fatto di sudore e orgoglio, la Reggina non sta soltanto inseguendo una classifica, ma sta ricucendo un legame profondo con la sua gente. Perché il calcio, quando è vissuto così, diventa memoria, identità, speranza. E in certe notti, guardando il campo illuminato, sembra quasi di sentire il cuore di una città battere all’unisono.

“Le vittorie passano, le sconfitte insegnano.
Ma l’amore per una maglia resta, silenzioso e invincibile, come le cose destinate a durare.”

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