Reggina 2-0 Sancataldese, il commento del match

Reggina 2-0 Sancataldese
Foto: Valentina Giannettoni

Una settimana aspra e carica di pensieri ha accompagnato la compagine amaranto verso il match in notturna contro la Sancataldese: giorni di riflessione, di silenzi gravidi di significato e di necessari ricongiungimenti dopo la pesante sconfitta esterna subita per mano della Vigor Lamezia. L’imperativo era chiaro: ricompattare il gruppo, rinsaldare lo spirito e ritrovare identità e ardore in vista del rush finale di stagione.

La Reggina si presenta con un abito tattico rinnovato: il 4-2-3-1 di Torrisi, che a larghi tratti si trasfigura in un 3-4-2-1, soprattutto in fase di non possesso, appare più fluido e camaleontico. Tra i pali Lagonigro; linea difensiva composta da R. Girasole, D. Girasole, Verduci e Panebianco; in mediana Laaribi e Macrì; sulla trequarti Sartore e Bevilacqua, con Edera a illuminare alle spalle dell’unica punta Ferraro.

La Sancataldese risponde con un ordinato 4-3-3: Maravigna in porta; Pisciotta, Oliveri, Ferrigno e Di Rienzo a comporre la retroguardia; Germano, Bucolo e Baglione in mezzo al campo; La Vecchia, Russo e Souare a formare il tridente offensivo.

L’avvio è di marca amaranto. Al 2’, un pregevole fraseggio tra Bevilacqua e Panebianco libera quest’ultimo alla conclusione: un delizioso “cucchiaio” supera l’estremo difensore ospite, ma si stampa clamorosamente sul palo interno, facendo trattenere il respiro al Granillo. È un lampo che accende la serata, ma la Reggina, dopo l’impeto iniziale, pare affievolirsi. Russo tenta la sortita dalla lunghissima distanza e Lagonigro, protagonista di un’ennesima incertezza stagionale, riesce comunque a rimediare.

Scampato il pericolo, gli amaranto tornano a premere. Al 20’ Edera pennella un cross dalla fascia, ma Ferraro non riesce ad arrivare puntuale all’appuntamento con il gol. La gara, progressivamente, si spezzetta: il ritmo cala, le trame si fanno meno fluide. Un tentativo di Macrì dalla distanza rappresenta l’unico sussulto degno di nota prima dell’intervallo. Si rientra negli spogliatoi con una sensazione di incompiutezza e con un pubblico che attende, esigente ma fedele.

La ripresa si apre senza scosse apparenti. Il match fatica a decollare, ma al 55’ Sartore prova a riaccendere la miccia con un destro al volo che sfiora il palo. Al 59’ è Ferraro a chiamare Maravigna a un intervento decisivo. È il preludio al vantaggio: al 61’, su calcio piazzato, Edera disegna una traiettoria perfetta e Domenico Girasole svetta imperioso e schiaccia in rete il colpo di testa che fa esplodere il Granillo. Reggina in vantaggio.

La Sancataldese accusa il colpo. Gli amaranto alzano l’intensità, consapevoli dell’importanza di chiudere la contesa. Al 68’ Ragusa rileva uno stremato Bevilacqua; poco dopo Pellicanò prende il posto di un Ferraro non al meglio. Proprio il giovane attaccante si rende protagonista servendo Sartore, che con veemenza mette un pallone teso al centro: Di Rienzo, nel tentativo di anticipare, devia nella propria porta. È il raddoppio che indirizza definitivamente l’incontro.

La Reggina, a quel punto, gestisce con maggiore serenità, pur concedendo un brivido all’82’, quando una conclusione dalla distanza mette ancora in difficoltà Lagonigro. È l’ultima emozione di una gara che, dopo cinque minuti di recupero, si consegna agli archivi.

La Reggina torna così alla vittoria. Una prestazione non impeccabile, forse, ma in questa fase della stagione ogni punto ha il peso specifico del destino. Ora occorrerà attendere i risultati delle dirette concorrenti e preparare con lucidità e coraggio lo scontro diretto di Barcellona contro la Nuova Igea Virtus.

E poi c’è la notte del Granillo.
Una notte che non è soltanto cornice, ma sostanza.
Una notte che avvolge, custodisce, amplifica.

Sotto il cielo scuro dello Stretto, illuminato dai riflettori come da stelle terrene, il Granillo è un luogo in cui le ansie si sciolgono in un coro e le speranze prendono voce. Gli spalti, gremiti nonostante le ferite recenti, raccontano di un popolo che non arretra, che sceglie di esserci, che decide di credere. Ogni applauso è una carezza, ogni boato un giuramento rinnovato.

La squadra, forse ancora imperfetta, trova in quella presenza notturna una linfa segreta. Perché il calcio, a Reggio, non è soltanto risultato: è appartenenza, è memoria, è promessa. È il padre che stringe la mano al figlio, è l’amico che abbraccia l’amico dopo un gol liberatorio, è il cuore che batte all’unisono con undici maglie sudate.

E quando l’arbitro decreta la fine, resta qualcosa che va oltre il punteggio. Resta una luce negli occhi, resta la consapevolezza che, finché il Granillo canterà nella notte, questa squadra non sarà mai sola. Resta la certezza che ogni passo, ogni sacrificio, ogni rincorsa verso il sogno della promozione sarà accompagnata da un popolo che non smette di amare.

Perché, come cantano gli Have Heart:

“Stay true to yourself,
Stay true to your friends,
Stay true to your family.”

“Rimani fedele a te stesso,

rimani fedele ai tuoi amici,

rimani fedele alla tua famiglia.”

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