Dopo il lungo stop natalizio, scandito più da indiscrezioni di mercato che da reali certezze – con la spasmodica ricerca dell’attaccante chiamato a completare l’organico amaranto – allo stadio Oreste Granillo va in scena Reggina–Castrumfavara. Un confronto che oppone una Reggina lanciata, forte di cinque vittorie consecutive, a un CastrumFavara determinato a vendere cara la pelle, pronto a battagliare su ogni pallone.
La compagine dello Stretto si dispone con il consueto 4-2-3-1 tanto caro a mister Torrisi: Lagonigro tra i pali; Lanzillotta, D. Girasole, Verduci e Distratto a comporre la linea difensiva; Laaribi e Fofana in mediana; Ragusa, Bevilacqua e Di Grazia sulla trequarti, alle spalle dell’unica punta Ferraro.
Il Castrumfavara risponde con un atteggiamento più prudente, schierandosi con un 5-3-2: Di Silvestro in porta; Limblici, De Min, Lo Duca, Sorce e Vitelli in difesa; Nzila, Etchegoyen e Scolaro a centrocampo; Varela e Piazza in avanti.
L’avvio è di marca amaranto. Fin dai primi minuti la Reggina impone ritmo e personalità, mentre gli ospiti provano a difendersi con ordine. Al 6’ Ragusa, ben servito da Ferraro, calcia a botta sicura, ma Di Silvestro si oppone con prontezza. Tre minuti più tardi arriva l’episodio che indirizza il match: Fofana viene atterrato in area e per il direttore di gara non ci sono dubbi, è calcio di rigore. Dal dischetto Ragusa è glaciale: portiere spiazzato e Reggina avanti già al 10’.
Il CastrumFavara tenta di riorganizzarsi, serrando le linee e cercando di arginare lo strapotere territoriale dei padroni di casa. Al 18’ una punizione dal limite di Di Grazia fa tremare la difesa ospite, ma ancora una volta Di Silvestro tiene a galla i suoi. È solo il preludio al raddoppio: al 25’ un contropiede condotto con lucidità e precisione porta Ferraro alla conclusione vincente, certificando il suo ottimo momento di forma. Reggina sul 2-0 e ospiti alle corde.
A questo punto la squadra amaranto abbassa leggermente i ritmi, gestendo il vantaggio con maturità, mentre il Castrumfavara prova ad alzare il livello dello scontro sul piano fisico più che tecnico. Le occasioni per gli ospiti restano sporadiche e si va al riposo con il punteggio invariato.
La ripresa si apre con una Reggina ancora padrona del campo. Non si registrano grandi occasioni, se non qualche leggerezza dovuta a un eccesso di sicurezza, che talvolta fa affiorare cali di concentrazione. Torrisi prova allora a scuotere i suoi: al 64’ entrano Sartore e Desiato al posto di Lanzillotta e Bevilacqua. Al 69’ Ferraro, stremato, lascia il campo a Edera, che pochi minuti dopo si rende protagonista di una splendida azione personale: salta più avversari come birilli e va alla conclusione, ma Di Silvestro devia in corner.
Resta però il nodo dell’infermeria. Dopo i problemi pre-gara accusati da Mungo, anche Desiato è costretto ad alzare bandiera bianca al 72’. Al suo posto fa il suo esordio Fanari.
Senza ulteriori scossoni, il match si chiude sul 2-0 finale. Un risultato che certifica come la pausa natalizia non abbia placato la fame di vittorie della Reggina.
Prestazione solida e convincente quella degli amaranto, che – al netto di qualche disattenzione – hanno sempre dato la sensazione di controllare la gara. Una vittoria che rilancia la compagine dello Stretto in classifica: quinto posto, a quattro punti dalla capolista Savoia e a due lunghezze dalla Nissa, diretta concorrente nella corsa promozione.
E allora questa Reggina non è soltanto una squadra che vince, ma un’idea che prende forma partita dopo partita. È la pazienza di chi costruisce, la resilienza di chi non si lascia distrarre dal rumore esterno, la dignità di chi sa aspettare il momento giusto per colpire. Al Granillo non si è assistito solo a una partita di calcio, ma a un frammento di identità collettiva, in cui ogni passaggio racconta appartenenza e ogni corsa parla di sacrificio.
In un campionato lungo e impervio, fatto di infortuni, pressioni e sogni sospesi, questa Reggina continua a camminare senza alzare la voce, ma lasciando impronte profonde. Perché vincere è importante, ma farlo dando l’impressione di sapere dove si vuole arrivare lo è ancora di più. E mentre la classifica si accorcia e l’orizzonte si fa più vicino, resta quella sensazione sottile e potente che solo il calcio sa regalare: la speranza.
“Le civiltà non crollano per una sconfitta, ma quando smettono di credere nella forza silenziosa della propria rinascita”
F. Rampini




