È una settimana serena quella che accompagna la Reggina verso il match, scandita da recuperi importanti provenienti dall’infermeria e dal tanto atteso ritorno in panchina di mister Torrisi, reduce da una lunga squalifica. Al Sant’Agata si respira un’aria positiva: allenamenti ad alta intensità, sorrisi diffusi e una crescente consapevolezza nei propri mezzi da parte della truppa amaranto.
Il Savoia, tuttavia, si presenta come avversario tutt’altro che arrendevole, forte di dati significativi sul piano del possesso palla e di una filosofia improntata alla gestione attenta e continua del gioco. La Reggina, dal canto suo, arriva alla vigilia dell’incontro in ottime condizioni di forma.
Mister Torrisi conferma il consueto 4-2-3-1: Lagonigro tra i pali; Giuliodori, D. Girasole, R. Girasole e Distratto a comporre la linea difensiva; Fofana e Laaribi in mediana; Ragusa, Mungo e Di Grazia sulla trequarti a supporto dell’unica punta Ferraro.
Gli ospiti rispondono con un 3-4-2-1 spiccatamente offensivo: Iuliano in porta; Forte, Checa e Vaccaro in difesa; Schiavi, Pisacane, Ledesma e Fiasco a centrocampo; Umbaca e Guida alle spalle dell’unica punta Reis.
Nota di colore sugli spalti: il “Granillo” offre una cornice di pubblico importante, con 6.801 spettatori presenti, di cui 600 provenienti da Torre Annunziata, capaci di rendere sold out il settore ospiti.
L’avvio di gara vede una Reggina insolitamente contratta. La formazione di Torrisi non appare la solita schiacciasassi e lascia l’iniziativa agli ospiti, che all’11’ colpiscono con spietata precisione: cross in area e Umbaca, lasciato colpevolmente solo dalla retroguardia amaranto, insacca di testa, rendendo vano il tentativo di intervento di Lagonigro. Un goal che ricalca fedelmente le caratteristiche della squadra campana, abile nel riempire l’area con puntualità e cinismo, come confermano i numerosi gol realizzati in stagione all’interno dei sedici metri.
La Reggina accusa il colpo e fatica a ritrovare le consuete trame di gioco. Il Savoia prova ad approfittarne e al 19’ va vicino al raddoppio con Guida, che tenta la conclusione dalla distanza trovando però un attento Lagonigro. Al 30’ arriva un’ulteriore tegola per i padroni di casa: Di Grazia è costretto ad abbandonare il campo per infortunio, al suo posto subentra Edera.
Nel finale di primo tempo, a eccezione dell’ammonizione rimediata da Laaribi, accade ben poco. La Reggina non riesce a trovare le giuste contromisure e si va al riposo sullo 0-1.
La ripresa si apre con tutt’altro piglio da parte degli amaranto, più determinati e convinti nel voler cambiare l’inerzia del match. Al 50’ Distratto pennella un cross preciso e Ferraro si fa trovare pronto, schiacciando il pallone di testa in modo chirurgico e ristabilendo la parità. Nulla può Iuliano.
Il gol accende la gara, che si fa nervosa e frammentata, con numerose ammonizioni da entrambe le parti. Al 60’ la Reggina sfiora il vantaggio: calcio piazzato di Ragusa e traversa piena, con la sorte che volta le spalle agli amaranto. Al 71’ iniziano i cambi: Ferraro, stremato, lascia il campo per Guida; poco dopo Lanzillotta rileva Giuliodori e Mungo cede il passo al capitano Barillà.
Nel finale il match si spezzetta ulteriormente, complice l’alto numero di falli e interruzioni. All’86’ Adejo prende il posto di R. Girasole, ma la sostanza non cambia. La Reggina si riversa in avanti alla ricerca del gol vittoria, che però non arriva. Dopo cinque minuti di recupero, il direttore di gara decreta la fine delle ostilità sull’1-1.
Si tratta del primo pareggio per gli amaranto dopo nove vittorie consecutive. I ragazzi di mister Catalano hanno il merito di fermare una Reggina apparsa meno brillante del solito, soprattutto nei primi 45 minuti, durante i quali ha lasciato troppo spesso il pallino del gioco agli avversari. Il Savoia, del resto, si conferma squadra di valore, con elementi interessanti come lo spagnolo Checa, cresciuto nelle giovanili del Siviglia, il cui cognome riporta alla memoria le epiche sfide del mondiale SBK tra Carlos Checa e Max Biaggi. Era chiaro che non sarebbe stata una passeggiata, ma a lasciare l’amaro in bocca è soprattutto la prestazione opaca della prima frazione.
Fortunatamente per la Reggina, le dirette concorrenti non allungano e la vetta resta distante appena due punti. Il calendario, sulla carta, offre ora opportunità importanti, ma spetterà alla banda di Torrisi dimostrare maturità e continuità, evitando cali di tensione come quello odierno.
Il pareggio del “Granillo” lascia sensazioni contrastanti, sospese tra il rammarico per ciò che poteva essere e la consapevolezza di un cammino ancora aperto, vivo, pulsante. La Reggina inciampa, ma non cade; rallenta, ma non smarrisce la rotta. In queste giornate si misura la statura di una squadra, non tanto nella brillantezza delle vittorie, quanto nella capacità di reagire alle difficoltà e di trasformare le imperfezioni in esperienza. Il pubblico amaranto lo sa, e continua a stringersi attorno ai propri colori, perché il sogno non si alimenta solo di trionfi, ma anche di attese e sacrifici. Il futuro resta tutto da scrivere, e ogni pagina, anche quella più sofferta, contribuisce a dare senso al racconto. Come ricordava Noam Chomsky, “La vera misura di una società — e di un’idea — è ciò che riesce a fare quando le cose non vanno come previsto”. E forse, proprio da qui, la Reggina può ripartire.




