
L’attesa è giunta al termine. Dopo la brillante vittoria contro la Nissa — diretta concorrente nella corsa alla promozione — la Reggina era chiamata a confermare, e possibilmente elevare, la discreta prestazione della scorsa settimana. Mister Trocini, perfettamente consapevole del tour de force che attende gli amaranto (tre incontri nell’arco di sette giorni), opta comunque per una formazione pressoché invariata rispetto alla gara precedente: un 4-3-3 con Lagonigro tra i pali, recuperato dall’infortunio patito sette giorni fa; in difesa, Palumbo, Blondett, D. Girasole e Gatto; a centrocampo, Porcino, Laaribi e Barillà; in attacco, il tridente formato da Di Grazia, Ferraro e Grillo.
La Vibonese risponde con un 3-5-2: Ferilli tra i pali; Caiazza, Galizia e Di Corato in difesa; Keita, Di Gilio, Bucolo, Carnevale e Bonotto a presidiare la mediana; Musy Hernandez e Balla in avanti.
Sin dalle prime battute, la Reggina si mostra ordinata, corta tra i reparti, e già all’8º minuto sfiora il vantaggio con Barillà. Tuttavia, la conclusione non sortisce l’esito sperato.
La direzione di gara abbraccia un’impostazione all’inglese: ne scaturisce una partita maschia, intensa, a tratti spigolosa, con contrasti ruvidi e duelli accesi. Fino alla mezz’ora è la Reggina a dettare il ritmo del gioco, mentre la Vibonese si limita a contenere con ordine e ripartire quando possibile. Sul finire della prima frazione, complice un evidente calo fisico degli amaranto, è la formazione di casa a farsi pericolosa: due azioni ben orchestrate seminano il panico nella retroguardia ospite, senza però incidere nel punteggio.
Al 44º minuto, un traversone insidioso nell’area della Reggina costringe Lagonigro a un’uscita coraggiosa. Lo scontro con un avversario è violento: il portiere resta dolorante e, all’intervallo, è costretto a restare negli spogliatoi, lasciando il posto al secondo, Boschi.
La ripresa segue il copione del primo tempo. La Reggina costruisce numerose occasioni da rete, ma la fase realizzativa lascia a desiderare. Gli amaranto si rivelano spreconi, incapaci di trovare la zampata decisiva per indirizzare l’incontro su binari favorevoli.
Ciò che più colpisce, in questa fase della gara, è l’elevato numero di errori in fase di impostazione: passaggi sbagliati, appoggi imprecisi, movimenti non sincronizzati. Eppure, nonostante tali difetti, le occasioni da goal non sono mancate. Questo paradosso — tanta imprecisione eppure discrete opportunità — solleva una riflessione: forse, il livello generale del campionato non è particolarmente elevato.
Trocini corre ai ripari e opta per un assetto ultra-offensivo: un 4-2-4 con gli ingressi di Ragusa e Montalto al posto di Barillà e Di Grazia. Tuttavia, il nuovo assetto non produce i frutti sperati. Le occasioni continuano a fioccare, ma vengono gestite con eccessiva superficialità e scarsa incisività.
Dopo circa un quarto d’ora, si torna allo schieramento originario: fuori Ferraro, dentro Correnti. Ma nulla cambia. La Reggina si mostra incapace di scardinare il muro difensivo avversario. La tensione sale, la gara si fa nervosa, fioccano i cartellini gialli da entrambe le parti.
Si chiude così la terza uscita stagionale degli amaranto, che non riescono a ottenere la tanto agognata vittoria. Mala tempora currunt.
L’avvio di campionato appare decisamente sotto le aspettative: quattro punti in tre gare e un gioco ancora lontano da quello che ci si attendeva da una squadra costruita per primeggiare. Il bandolo della matassa sembra smarrito; le indubbie qualità individuali non trovano riscontro in un’identità collettiva definita. Al terzo anno consecutivo tra i dilettanti, gli alibi si sono esauriti.
È prematuro formulare giudizi definitivi, ma affiora la legittima preoccupazione che le occasioni mancate possano pesare in modo determinante a fine stagione. Lo scorso anno, lo ricordiamo, la Reggina vide sfumare la promozione per un solo punto, a vantaggio del Siracusa.
L’amaro in bocca è palpabile. La speranza, ancora viva, è che la compagine dello Stretto ritrovi presto la rotta smarrita e dimostri, finalmente, il proprio reale valore. Serve uno scatto d’orgoglio, una reazione corale, un sussulto di dignità sportiva.
Come Dante, avvolto nell’oscurità della selva e costretto a fermarsi dinanzi all’ignoto, così anche la Reggina sembra oggi priva della luce che guida il cammino.




