Settimana particolare quella che ha preceduto la trasferta di Ragusa per la compagine amaranto, segnata soprattutto dagli infortuni di Di Grazia e Ferraro, episodi che hanno inevitabilmente generato un velo di apprensione nell’ambiente. A completare il quadro, una conferenza stampa piuttosto ambigua da parte di mister Torrisi, il quale ha più volte sottolineato l’estrema difficoltà della gara, ribadendo come nessuna delle pretendenti al titolo fosse riuscita a fare bottino pieno sul campo ragusano.
Dichiarazioni che, unite ad alcuni appunti emersi sulla stampa, lasciavano presagire qualche fragilità latente, facendo riaffiorare gli spettri di inizio stagione. Va tuttavia riconosciuto, per onestà intellettuale e dovere di cronaca, che la conferenza del tecnico è stata apprezzata da molti, i quali ne hanno evidenziato la coerenza e la lucidità dell’analisi. È però noto come, nel calcio moderno, tali esternazioni fungano spesso anche da scudo protettivo, utile a garantire maggiore serenità agli atleti e all’ambiente circostante.
Va inoltre sottolineato come non si sia trattato di risposte a specifiche domande della stampa, bensì di un discorso volutamente impostato dal tecnico stesso, che ha portato sul tavolo determinati temi attraverso una comunicazione strutturata ed efficace: una qualità non banale, che rappresenta certamente un valore aggiunto. Tutti vorremmo raccontare sempre una Reggina dominante e scintillante; purtroppo, però, non sempre è possibile, pur senza nulla togliere allo straordinario cammino intrapreso dalla squadra dall’arrivo dell’attuale guida tecnica.
La Reggina si presenta a Ragusa con il consueto 4-2-3-1: Lagonigro tra i pali; Lanzillotta, R. Girasole, D. Girasole e Distratto a comporre la linea difensiva; Salandria e Fofana in mediana; Edera, Mungo e Ragusa sulla trequarti, alle spalle dell’unica punta Guida.
Il Ragusa risponde con un 3-5-2 di chiaro stampo difensivista: M. Esposito in porta; Accetta, Callegari e Prestigiacomo in difesa; Palladino, Memeo, D’Innocenza, Bianco e B. Esposito a centrocampo; Sinatra e Capone nel reparto offensivo.
L’inizio della gara subisce qualche minuto di ritardo a causa di problemi alle reti della porta; sin dai primi istanti, il terreno di gioco appare in condizioni tutt’altro che ottimali. All’8’ la Reggina costruisce la prima occasione con Ragusa, che calcia trovando la deviazione in corner. Gli amaranto, tuttavia, soffrono soprattutto sul piano fisico e nella gestione delle seconde palle, troppo spesso appannaggio dei padroni di casa. La gara non decolla né sul piano tecnico né su quello tattico, sviluppandosi prevalentemente sul versante agonistico.
Al 27’ Edera crossa per Guida, anticipato da un difensore che rischia l’autorete. Poco dopo è ancora la Reggina a rendersi pericolosa: Salandria pesca in area Domenico Girasole, il cui tentativo termina di poco a lato. Il match resta nervoso, con cartellini gialli distribuiti a pioggia; tra questi anche quello a R. Girasole, che, diffidato, sarà costretto a saltare il prossimo derby contro il Messina. Dopo tre minuti di recupero si chiude una prima frazione avara di emozioni, che ha visto la Reggina in evidente affanno, sempre in ritardo sulle seconde palle e incapace di imporre il proprio gioco, complice anche un campo ai limiti della praticabilità.
La ripresa si apre sulla falsariga del primo tempo. Al 51’ un guizzo di Edera, dopo un dribbling secco, porta al tiro l’esterno amaranto, ma la conclusione viene deviata in corner. Tre minuti più tardi è il Ragusa a farsi vedere dalle parti di Lagonigro, con una potente conclusione dalla distanza di Capone che termina sul fondo. Mister Torrisi prova allora a cambiare volto alla gara attingendo dalla panchina: al 62’ Sartore prende il posto di Ragusa, mentre al 65’ Ferraro rileva Mungo. La Reggina assume un assetto più offensivo, ma il copione non muta.
Al 68’ Guida tenta la conclusione dalla distanza, facile preda dell’estremo difensore. Al 73’ arriva un doppio cambio: fuori Lanzillotta e Fofana, dentro Giuliodori e Laaribi. Gli amaranto provano a gettare il cuore oltre l’ostacolo; Edera pennella un cross per D. Girasole, che di testa non inquadra lo specchio. All’80’ Giuliodori rischia grosso, con il Ragusa che protesta per un presunto fallo di mano, ma il direttore di gara lascia correre.
All’82’ l’occasione più nitida: Salandria calcia, Ferraro aggancia e conclude a botta sicura, ma Esposito compie un autentico miracolo, tenendo in vita i suoi. Quando il pareggio sembra ormai scritto, al 90’, sugli sviluppi di un calcio d’angolo, Domenico Girasole si coordina alla perfezione e gira in porta: il portiere tocca, ma non riesce a respingere. È il gol che decide la gara. Quando tutto sembrava perduto, in una prestazione opaca, emerge l’episodio che tiene la Reggina agganciata alle zone altissime della classifica.
Il recupero è lungo e carico di tensione. Da segnalare l’ingresso di Porcino al posto di un Guida non impeccabile, ma soprattutto l’ultimo, enorme brivido: cross in mezzo del Ragusa, uscita sconsiderata di Lagonigro e difesa amaranto provvidenziale nel salvare il risultato. È l’epilogo di una gara brutta, condizionata da un terreno di gioco inadeguato e da un evidente calo fisico degli amaranto.
La Reggina resta così ancorata alla vetta, a soli due punti dalla prima posizione. È chiaro che da una rosa di 32 elementi ci si aspetti che chiunque venga chiamato in causa sia pronto a dare tutto; oggi, invece, sono emerse difficoltà evidenti per alcuni e un calo fisico per altri, probabilmente stremati dalla cavalcata imperiosa condotta fin qui. Nonostante tutto, la Reggina centra la decima vittoria in undici partite: un percorso sorprendente, che alimenta il sogno di un’intera città.
Ed ora, all’orizzonte, si staglia la partita. La partita.
Il tempo delle analisi e delle riflessioni lascia spazio all’attesa febbrile, a quell’emozione che solo il Derby dello Stretto sa generare. Reggina-Messina non è una semplice gara di campionato: è storia, identità, appartenenza. È il battito accelerato di due città che si guardano da una sponda all’altra, separate dall’acqua ma unite da una rivalità viscerale.
Per la Reggina questo derby vale più dei tre punti: vale la conferma di un percorso, la difesa di un sogno, l’orgoglio di un popolo che non ha mai smesso di crederci. È la partita che si gioca prima nella testa, poi nel cuore, infine sul campo. È la notte in cui ogni pallone pesa come un macigno e ogni contrasto racconta una storia.
Il “Granillo” si prepara a diventare un catino ribollente, una bolgia amaranto pronta a spingere i propri beniamini oltre ogni limite. Perché il derby non si gioca: si vive. E la Reggina sa che, davanti alla propria gente, non può permettersi di fallire. Questa non è solo una partita. È un giuramento d’amore. È il momento di dimostrare chi siamo. È il Derby dello Stretto.
Ed è proprio per una partita cosi’ importante, cari lettori che questa settimana, mi sento di lasciarvi non con la solita citazione, bensì con una poesia. La notte (Gaua), del poeta basco Joseba Sarrionandia, è un canto sommesso e tenace, nato nelle pieghe dell’ombra. Nei suoi versi la notte diventa tempo sospeso, mentre il sogno (ametsa) si fa atto di dignità e fedeltà a sé stessi. È poesia che non consola, ma veglia; che non fugge il buio, bensì lo attraversa, affidando alla parola il compito di non arrendersi. Con la speranza che sia di buon auspicio per il Derby:
“Se questa notte durasse cento anni, io non mi arrenderei.
Resterei legato a un sogno, come ci si lega a una speranza che non muore.
Perché vedi, i sogni scritti con dignità non sono come gli altri:
non passano, non svaniscono quando sorge il sole.
Se questa notte durasse mille anni, io resterei al tuo fianco.
La volontà di un popolo è come un fuoco sotto la cenere,
e finché qualcuno continuerà a sognare con dignità,
quella notte non avrà mai l’ultima parola.”
J. Sarrionandia.
Forza Reggina



