Paternò 0-2 Reggina, il commento del match

Photo credit: Valentina Giannettoni

Dopo l’ennesima settimana di calciomercato convulso, segnata purtroppo da una lunga scia di rifiuti incassati dalla dirigenza amaranto nonostante le tante piste vagliate, la compagine dello Stretto si presenta all’insidiosa trasferta di Paternò priva di Salandria—squalificato per tre giornate dopo il concitato finale della sfida con il Gela—e degli infortunati Porcino e Barillà.

Gli ospiti si dispongono con il consueto 4-2-3-1: Lagonigro tra i pali; Lanzillotta, R. Girasole, D. Girasole e Distratto in difesa; Laaribi e Mungo in mediana; Edera, Bevilacqua e Ragusa sulla trequarti, alle spalle dell’unica punta Ferraro.
I padroni di casa rispondono invece con un coraggioso 4-3-3: Branduani in porta; Marchetti, Scalon, Ursino e Ferrandino a comporre il reparto arretrato; Camara, Di Stefano e Krstevski in mezzo al campo; Lucca, Fernandez e Boulahia a completare il tridente offensivo.

Il match prende avvio con qualche minuto di ritardo e fin dai primi scambi il copione appare chiaro: gara ruvida, fisica, quasi ruvidamente primordiale, con pochi spazi per la tattica. Il Paternò ricerca subito il corpo a corpo, mentre gli amaranto tentano di imporre ordine e geometrie alla manovra.

Al 10’, un intervento scomposto su Edera regala alla Reggina un calcio di rigore. Dagli undici metri si presenta Ragusa: glaciale, spiazza il portiere locale e porta avanti gli amaranto.

La reazione dei padroni di casa si limita a un agonismo spesso forzato, privo tuttavia di idee. La contesa procede spezzettata, costellata di pause per infortuni e interventi dei sanitari. Al 23’, uno schema da calcio piazzato perfettamente orchestrato pesca Rosario Girasole tutto solo davanti alla porta: per il classe 2006 è un gioco da ragazzi depositare in rete il pallone del raddoppio.

Il Paternò prova a rientrare in partita al 32’, con un destro da fuori di Krstevski: Lagonigro, dopo un’incertezza, in un’uscita all’inizio della partita, si riscatta e risponde con personalità deviando in angolo.
Nei tre minuti di recupero, Edera libera una staffilata che chiama Branduani alla parata più spettacolare del pomeriggio. La prima frazione si chiude con una Reggina convincente, solida e tutt’altro che remissiva.

La ripresa si apre con una girandola di cambi: Sartore rileva Bevilacqua, e poco dopo Fofana subentra all’ammonito Mungo. La Reggina si compatta e al 64’ Laaribi sfiora il tris con un diagonale che lambisce il palo. Il match resta spezzettato, e gli ospiti—con esperienza e furbizia—provano ad “addormentare” il ritmo.
Dentro anche Di Grazia al posto di Edera, e poco più tardi Pellicanò per un esausto Ferraro.

Nel quarto d’ora finale gli amaranto costruiscono altre due nitide occasioni, ma né Fofana né Pellicanò riescono a chiudere definitivamente i conti. La gara sembra ormai instradata verso un sereno finale, ma non senza la consueta, immancabile ombra: all’88’ Sartore, già ammonito, viene pescato in fuorigioco e, con un gesto di stizza, scaglia via il pallone a gioco fermo. L’arbitro non può far altro che estrarre il secondo giallo. L’ennesima leggerezza che costringe la Reggina a chiudere il match in inferiorità numerica.

Nel forcing conclusivo del Paternò, tuttavia, gli amaranto non tremano: respingono ogni tentativo e blindano la terza vittoria consecutiva.

E così, in un pomeriggio intriso di fatica e spine, la Reggina ritrova ancora una volta la forza di rialzarsi. Ogni successo, in questo campionato tormentato, ha il sapore di una piccola rinascita; ogni passo avanti è un atto di fede verso un futuro che la squadra, con ostinazione e orgoglio, pretende di riscrivere. E forse è proprio in queste vittorie dure, sporche, sofferte, che la città può riconoscere qualcosa di sé: la capacità di non mollare mai, neanche quando il cammino sembra troppo ripido. Perché la Reggina non è soltanto una maglia o una classifica: è un sentimento che si rinnova, una voce che continua a vibrare. È il cuore di un popolo che, nonostante tutto, sceglie ancora di sperare.


“Le ferite sono il luogo da cui entra la luce.” — Rumi

Cerca nel sito