Nuova Igea Virtus 0-2 Reggina: il commento del match

Nuova Igea Virtus 0-2 Reggina
Foto: Valentina Giannettoni

I tre giorni che precedono la gara contro la Nuova Igea Virtus scorrono in un clima surreale. La compagine dello Stretto, infatti, subito dopo la sconfitta interna contro l’Acireale di Ciccio Cozza, vede l’obiettivo sfumare per l’ennesima volta. A poco sono servite le conferenze stampa e i comunicati diramati dalla società: la piazza ribolle di una delusione cocente. Eppure, nonostante i risultati maturati dalle dirette concorrenti, gli amaranto conservano ancora un flebile barlume di speranza per la promozione.

La matematica, verdetto definitivo, sebbene, realisticame promozione diretta assuma oggi i contorni di un autentico miracolo sportivo. Da segnalare, inoltre, una nuova inchiesta legata al calcio scommesse nel girone I di Serie D, lo stesso della Reggina, che contribuisce ad alimentare un clima di incertezza e tensione.

Sponda Nuova Igea Virtus, invece, si respira l’aria delle grandi occasioni: una partita da dentro o fuori, in cui una sconfitta equivarrebbe a spegnere, con ogni probabilità, il sogno della promozione diretta. Due squadre che, fino a poche settimane fa, apparivano lanciate e in piena salute, oggi sembrano guerrieri feriti, frastornati, ma ancora aggrappati a una speranza: quella di non vedere infrangersi il sogno chiamato Serie C.

La Reggina si schiera con il consueto 4-2-3-1 di Torrisi: Lagonigro tra i pali; Giuliodori, R. Girasole, D. Girasole, Distratto in difesa; Laaribi e Fofana in mediana; Edera, Mungo e Di Grazia sulla trequarti, a sostegno dell’unica punta Ferraro.
La Nuova Igea Virtus risponde con un 3-5-2: Testagrossa in porta; Cham, Maltese e Maggio in difesa; Provazza, De Souza, Calafiore, Cicirello e Longo a centrocampo; Mirashi e Samake a comporre il tandem offensivo.

La gara si apre con una fisiologica fase di studio tra le due compagini. Al 9’ Edera tenta la conclusione dalla distanza, ma il pallone si spegne sul fondo. Dieci minuti più tardi è ancora Edera a provarci: Torregrossa respinge in maniera imprecisa sui piedi di Ferraro, che serve Di Grazia; quest’ultimo, tutto solo, calcia trovando però l’opposizione di un difensore. È un’occasione clamorosa per gli amaranto.

I padroni di casa appaiono frastornati, incapaci di contenere una Reggina intraprendente. I minuti successivi scorrono in maniera frammentata, tra interruzioni e ammonizioni da entrambe le parti. Dopo due minuti di recupero, si chiude la prima frazione, con gli ospiti che appaiono lontani parenti della squadra vista al Granillo la settimana precedente.

La ripresa si apre con un atteggiamento ben diverso della Nuova Igea Virtus, che prova subito a impensierire la retroguardia amaranto: dopo appena un minuto, Longo si gira in area e calcia, ma Lagonigro blocca senza difficoltà. Poco dopo è Samake a rendersi pericoloso, ma Lagonigro è attento.

Nel momento di maggiore pressione dei padroni di casa, arriva l’episodio che cambia il match: Edera conquista una punizione dubbia sulla trequarti, tra le proteste avversarie. Sul punto di battuta si presenta lo stesso numero 20, che disegna una traiettoria magistrale, infilando il pallone all’incrocio dei pali. Un gesto tecnico sublime, che vale il vantaggio amaranto.

Sulle ali dell’entusiasmo, la Reggina continua a spingere: al 54’ Mungo ci prova senza fortuna, mentre poco dopo Di Grazia, di testa, non inquadra lo specchio. Il raddoppio arriva al 66’: cross di Distratto, inserimento perfetto di Mungo e pallone in rete. È lo 0-2 che mette in ginocchio i padroni di casa.

Torrisi inserisce Ragusa che subentra a Di Grazia, mentre al 77’ Provazza prova a riaprire la gara, trovando però la pronta risposta di Lagonigro. Nel finale spazio anche a Pellicanò, Porcino, Salandria e Adejo, per dare maggiore equilibrio difensivo alla squadra. Dopo cinque minuti di recupero, il triplice fischio sancisce una vittoria preziosa per la Reggina.

Una prova solida, quella degli amaranto, che riapre inevitabilmente un interrogativo destinato ad accompagnare questa stagione: qual è la vera Reggina? Quella fragile e smarrita vista contro l’Acireale o quella cinica e determinata ammirata contro la Nuova Igea Virtus?

La risposta, forse, non è univoca. Questa squadra vive di contrasti, di slanci improvvisi e cadute inattese, nonostante la piazza sia molto esigente. Oggi la classifica dice meno quattro dalla vetta, occupata dall’A. Palermo, prossimo avversario degli amaranto. Un distacco che non condanna, ma impone coraggio.

Nonostante le delusioni e la disillusione che aleggia in città fino a quando la matematica non scriverà la parola fine, l’imperativo è provarci e soprattutto crederci, come atto d’amore stoico, per una passione che non conosce resa.

Perché ci sono vittorie che valgono più dei tre punti: sono quelle che restituiscono speranza, che riaccendono gli occhi della gente, che fanno battere il cuore un po’ più forte. E in quei battiti, in quel respiro collettivo, vive l’anima più autentica del calcio.

E forse è proprio lì che nasce il legame indissolubile tra chi racconta e chi ascolta: in quella sottile linea tra cronaca ed emozione, dove le parole smettono di essere soltanto inchiostro e diventano memoria.

Come scriveva Gilbert du Motier, marchese de Lafayette:
“L’umanità ha conquistato la libertà solo grazie al sacrificio e alla perseveranza di chi ha creduto quando tutto sembrava perduto.
È nei momenti più bui che si misura la grandezza dello spirito umano, quando la speranza diventa una scelta e il coraggio una necessità.”

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