Nissa 1-2 Reggina, il commento del match

Photo credit: Valentina Giannettoni

Settimana intensa e carica di fermento per la compagine dello Stretto, protagonista tanto sul rettangolo verde quanto sul fronte del mercato. Dopo giorni di attesa, è finalmente arrivata la tanto sospirata fumata bianca per il reparto offensivo: Angelo Guida è un nuovo calciatore della Reggina. Prima punta moderna, classe 2002, alto un metro e ottantaquattro, Guida giunge dalla Cavese, formazione militante in Serie C. Nella stagione precedente aveva già attirato l’attenzione degli addetti ai lavori grazie alle convincenti prestazioni offerte con la maglia del Paternò, culminate con il raggiungimento della doppia cifra in termini realizzativi.

La vera ciliegina sulla torta del mercato amaranto, tuttavia, porta il nome di Giuliodori. Più che un acquisto, un ritorno: l’esterno fa nuovamente rientro a Reggio Calabria dopo la breve parentesi a Cerignola, riportando con sé esperienza, appartenenza e una conoscenza profonda dell’ambiente.

Mister Torrisi, fedele ai propri principi, non sorprende e schiera la Reggina con il consueto 4-2-3-1. Tra i pali Lagonigro; linea difensiva composta da Giuliodori, D. Girasole, R. Girasole e Distratto; in mediana Laaribi e Fofana; sulla trequarti Ragusa, Mungo e Di Grazia a supporto dell’unica punta Ferraro.

Il Nissa risponde con un classico 4-4-2: Castelnuovo in porta; Lanza, Marino, Silvestri e Fascetta in difesa; Terranova, Palermo, Provenzano e Ruotolo a centrocampo; Alagna e De Felice a formare la coppia offensiva.

L’avvio di gara è di marca siciliana. I padroni di casa partono con grande aggressività, mettendo subito sotto pressione gli amaranto e costruendo diverse occasioni: al 6’ Ruotolo calcia fuori, mentre all’11’ De Felice si presenta a tu per tu con Lagonigro, che risponde da par suo con un intervento provvidenziale. Il risultato resta inchiodato sullo 0-0, ma i primi venti minuti sono chiaramente favorevoli al Nissa.

Al 21’, però, la Reggina prova a scuotersi: Fofana serve Di Grazia, che conclude alto sopra la traversa. È il primo segnale di una crescita progressiva degli ospiti, che iniziano a prendere campo e a proporre trame di gioco sempre più elaborate. Al 39’ Ferraro tenta la conclusione, senza fortuna, mentre nei minuti di recupero della prima frazione lo stesso attaccante si ritrova solo davanti a Castelnuovo, che compie un autentico miracolo negando il vantaggio agli amaranto.

La prima frazione si chiude così: con una Reggina che, dopo aver sofferto, ritrova equilibrio, personalità e coraggio, terminando il tempo in proiezione offensiva.

La ripresa si apre con un atteggiamento deciso da parte della squadra di Torrisi. Al 51’ Ferraro prova la conclusione dalla distanza, preludio al momento che cambia la partita. Al 55’, sugli sviluppi di un’azione manovrata, è D. Girasole a trovare la rete del vantaggio: un gol dal peso specifico enorme, quasi liberatorio, per il difensore centrale reggino.

Il Nissa accusa il colpo e la Reggina ne approfitta. Cinque minuti più tardi arriva il raddoppio: a firmarlo è Giuliodori, al ritorno in amaranto, che dimostra di essere ancora in ottime condizioni fisiche e mentali. Parte la girandola delle sostituzioni, ma l’inerzia del match non cambia: la Reggina controlla, gestisce, domina con maturità.

Al 68’, però, la qualità individuale dei siciliani si manifesta in un lampo: Terranova accorcia le distanze, riaprendo momentaneamente il match. Gli amaranto non si scompongono, restano compatti, difendendosi con ordine e lucidità. Nei cinque minuti di recupero concessi dal direttore di gara, l’ultima grande emozione arriva al 92’, quando Kragl pesca Palermo in area: il suo colpo di testa termina alto, spegnendo le speranze dei padroni di casa.

È il sigillo finale su uno scontro al vertice vibrante e combattuto. La Reggina porta a casa la settima vittoria su sette partite, confermando un percorso netto e di assoluto spessore.

Nel giorno in cui la Reggina celebra il suo 112° compleanno, questa vittoria assume un valore che va ben oltre i tre punti. È un successo che parla di appartenenza, di resilienza, di un popolo che non ha mai smesso di credere, nemmeno quando il vento soffiava contro. Ogni maglia sudata, ogni contrasto vinto, ogni esultanza trattenuta racconta una storia antica, fatta di salite impervie e di cadute dolorose, ma anche di rinascite ostinate.

La Reggina non è soltanto una squadra di calcio: è un’identità collettiva, un filo invisibile che unisce generazioni, un battito che scandisce il tempo di una città intera. È la voce roca dei nonni allo stadio, la speranza negli occhi dei bambini, il silenzio carico di tensione prima di un rigore, l’abbraccio liberatorio dopo un gol. È memoria viva, è appartenenza viscerale, è amore che non chiede nulla in cambio.

Questa squadra oggi cammina con passo fiero, consapevole della propria storia e orgogliosa delle proprie radici. Ogni vittoria è un tassello che si incastra in un mosaico lungo 112 anni, un mosaico fatto di passione, sofferenza e orgoglio. La promozione non è ancora una certezza, ma la Reggina, oggi più che mai, si sente pronta a scrivere un nuovo capitolo della propria leggenda.

E mentre il tempo scorre e il futuro resta da conquistare, una cosa è certa: finché ci sarà qualcuno disposto a battere il cuore per questi colori, la Reggina non smetterà mai di esistere.

“Non è perché le cose sono difficili che non osiamo, è perché non osiamo che sono difficili.”
— Lucio Anneo Seneca

Perché osare, per la Reggina, è sempre stato l’unico modo possibile di vivere.

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