Giovanni Malagò è stato eletto nuovo presidente della FIGC, aprendo ufficialmente una nuova fase per il calcio italiano che si intreccia immediatamente con vecchie tensioni: il dossier sui diritti televisivi e le intercettazioni emerse nell’inchiesta della Procura di Milano, poi archiviata, che aveva coinvolto i vertici del sistema calcio.
Il caso intercettazioni sui diritti TV
Le intercettazioni riguardavano un’indagine della Procura di Milano sull’assegnazione dei diritti televisivi della Serie A, successivamente chiusa con richiesta di archiviazione.
Nel materiale trascritto dalla Guardia di Finanza erano presenti conversazioni attribuite a diversi protagonisti del sistema calcio, tra cui anche Giovanni Malagò, che però non risultava indagato per l’ipotesi di illecito oggetto del procedimento. Le sue telefonate erano finite agli atti come parte del materiale raccolto nell’indagine e avevano fatto discutere per i giudizi espressi su dirigenti e dinamiche della Lega. Tra questi figurava il nome di Claudio Lotito, oggi vicino al rilevamento della Reggina, insieme a quello di Enrico Preziosi, oltre ai riferimenti indiretti a club come Juventus e Roma, citati nel contesto delle dinamiche interne alle trattative e agli equilibri della Lega.
Un’eredità ancora aperta
A distanza di tempo, la vicenda dei diritti televisivi resta un capitolo sensibile nei rapporti tra Lega Serie A, club e istituzioni sportive. Pur con un esito giudiziario concluso con archiviazione, il caso continua a lasciare strascichi nel dibattito sulla governance del calcio italiano e sugli equilibri interni al sistema.
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