Il calcio italiano è morto. Gravina, il tuo tempo è scaduto

Gabriele Gravina Nazionale Italiana

2018, 2022, 2026. Tre date diverse, distanziate ma accomunate da un unico evento: Italia non qualificata alla Coppa del Mondo. 12 anni senza l’Italia ai Mondiali e ancora dovremmo aspettarne altri 4 (speriamo) per vedere gli azzurri giocare una competizione di questo livello. Tutto ciò ci deve far riflettere profondamente.

Martedì sera, a Zenica, si è consumata l’ennesima tragedia sportiva della storia calcistica di questo Paese. L’Italia pareggia, per 1-1, contro la Bosnia ed Erzegovina dopo una partita giocata in trincea e 30 tiri subiti contro gli appena 6 messi a referto.

Convocazioni e scelte:

Le convocazioni di Rino Gattuso sono parse parecchio discutibili (col senno di poi chiunque è bravo, sia chiaro) e molto di distanti dal concetto di meritocrazia. Alcuni calciatori come Kayode, Mandragora, Udogie, Vicario, Ndour, Bartesaghi avrebbero meritato una chiamata. Ovvio è che la scelta del mister calabrese è stata fatta in funzione del gruppo che si è creato negli anni. Probabilmente, pero, è arrivato anche il momento di slegarci da questo diktat e convocare chi REALMENTE merita di essere chiamato (vedi Palestra che martedì sera ha dimostrato quanto manchi un calciatore con quelle caratteristiche agli azzurri). Perchè non provare a chiamare qualche giovane, qualche volto nuovo che può portare entusiasmo? Sicuramente il 3-5-2 è l’unico modulo che in questo momento può permettere all’Italia di giocare con tutti i giocatori nel ruolo giusto. Ma perchè siamo arrivati a questo? Perchè gli esterni d’attacco presenti nelle selezioni giovanili non sono per nulla considerati dalla nazionale maggiore, nonostante molti di loro stiano facendo bene? (Ricordiamo che l’Under-21 è la seconda nazionale più titolata di sempre).

Palmisani; Kayode, Comuzzo (82′ Faticanti), Chiarodia, Bartesaghi (68′ Ahanor); Ndour, Lipani, Dagasso (57′ Venturino); Fini (57′ Cherubini), Ekhator (82′ Calvani), Koleosho. Ct. Baldini.

Questa che vedete in alto è la formazione che ieri sera ha battuto 0-4 la Svezia U-21. E allora la domanda sorge spontanea: nessuno di questi ragazzi poteva giocare ieri sera con la nazionale maggiore? Mentre i più grandi passeggiavano a Zenica, i giovani demolivano gli scandinavi dando dimostrazione del loro valore che spesso è stato messo in discussione. Stiamo continuando tutti quanti ad ignorare questi ragazzi che vengono lasciati lì nel dimenticatoio, nella speranza che qualcuno si accorga della loro presenza.

Gabriele Gravina e la vergogna in conferenza stampa di ieri sera:

Gabriele Gravina, il tuo tempo è scaduto. Tutti vorremmo ciò, tutti vorremmo una riforma, facce nuove e volti nuovi seduti sulle poltrone di chi comanda. Le dichiarazioni di martedì sera, durante la conferenza stampa post partita, del numero 1 del calcio italiano sono state IMBARAZZANTI e ne riportiamo una piccola parte per farvi capire di cosa stiamo parlando:

Alla domanda di un giornalista lì presente, circa il futuro del calcio e la crescita importante degli altri sport in Italia che ci stanno rappresentando in giro per il Mondo, risponde così: “Il calcio è uno sport professionistico, il resto sono tutti dei dilettanti e molti sono stipendiati dallo Stato”.

Dichiarazioni che hanno suscitato una marea di polemiche, umiliando tutti gli atleti italiani (alcuni di loro si sono fatti sentire già sui social criticando aspramente Gravina) che non vestono in maglietta e pantaloncini ed indossano delle scarpe con dei tacchetti in ferro, INCREDIBILE. Dunque i vari Kimi Antonelli, Jannik Sinner, Arianna Fontana e chi più ne ha, più ne metta, sono solo dei “Dilettanti”. Bah.

Qualunque presidente federale, davanti ad un fallimento del genere si sarebbe già dimesso rimettendo il mandato. Invece lui afferma: non mi dimetto, sarà deciso eventualmente in altre sedi più opportune ma credo che resterò”. Per fortuna del calcio italiano però, da quanto emerso nelle ultime ore, sembra che qualcuno lo stia convincendo del contrario.

Situazione Italia e del calcio italiano:

L’Italia, il calcio italiano e tutto ciò che gravita attorno ad esso è diventato marcio, finito. Urge una rivoluzione grande quanto il nostro Paese.

Partiamo dai giovani: Purtroppo in Italia il calcio giovanile conta ZERO. I giovani, nelle scuole calcio, vengono messi come dei robottini a lavorare SOLO sulla parte fisica ed atletica senza MAI pensare al lato tecnico e di fantasia. Sei alto più di 175cm? Ottimo! Puoi far parte della nostra squadra, avrai un grande futuro e sarai un giocatore importante. Sei piccolino di statura? Nah, forse è meglio testarti ancora un pò e capire se puoi fare al caso nostro, ti valuteremo in futuro (sappiamo tutti che fine gli spetta).

In un campionato, come quello italiano, dove non esiste un calciatore che sa saltare l’uomo, un fantasista, un ragazzo coraggioso, noi continuiamo a preferirgli l’attaccante alto 2 metri o il centrocampista statico piuttosto che dinamico ed intelligente. L’Italia, tra Irlanda del Nord e Bosnia, ha fatto notare come non ci sia NESSUN giocatore che giochi tra le linee, che scombini la difesa avversaria con inserimenti e giocate improvvise. I numeri 10 sono scomparsi, non ne esistono più in Italia.

I club, aiutati da chi sta in alto, dovrebbero creare dei centri di eccellenza giovanile per dare spazio a tutti i giovani, non mandarli in prestito alla prima occasione in squadre di categorie inferiori solo perchè non si ha il CORAGGIO di inserirli nelle prime squadre. Una delle poche società che ha attuato un cambiamento, in questi anni, è stata l’Atalanta sotto la guida del presidente Percassi mostrando che, attraverso lo scouting, si possono scovare dei giovani molto interessanti che spesso sono stati lanciati anche in prima squadra.

Il calcio è scomparso da tutte le parti, nessuno più gioca per strada, nessuno più con un pallone in mano come facevamo tutti noi in giovane età e questo la dice lunghissima su ciò che sta diventando questo Paese sotto alcuni punti di vista. Siamo stanchi di essere schiavi di questo sistema che non ci rappresenta più, tutti si stanno allontanando dalla squadra della propria nazione e poi ci chiediamo perchè gli altri sport prendono piede. Basta andare a vedere negli altri sport i traguardi raggiunti dai nostri atleti italiani.

Fabio Caressa nel 2014 disse: Il sistema non funziona più, se non facciamo qualcosa prepariamoci al peggio da qui ai prossimi 10 anni”. Purtroppo è stato un visionario…

Conclusioni Finali:

Ecco alcune proposte di riforma che potrebbero farci uscire da questa situazione e potrebbero aiutare notevolmente il calcio italiano:

  • Numero minimo di giovani italiani nell’11 titolare: non è mai un bene fare questa scelta, ma in questo momento di crisi estrema è necessario provare a far emergere i ragazzi del nostro Paese.
  • Molti più italiani nei vivai: è necessario far giocare molto di più i giovani azzurri nei vivai e meno gli stranieri, come detto sopra è una misura fondamentale ed urgente da prendere in considerazione.
  • Cambio urgente ai piani alti della FIGC: inserire ex calciatori che conoscono l’ambiente: Nel 2010 Baggio venne nominato presidente del settore tecnico e nel 2011 presentò un’enorme riforma da 900 pagine, poi finita misteriosamente nel dimenticatoio. Si dimise nel 2013 dichiarando «Non ci tengo alle poltrone. Il mio programma di 900 pagine, presentato a novembre 2011, è rimasto lettera morta, e ne traggo le conseguenze».
  • Infine ma non meno importante: fare divertire e crescere i bambini, farli innamorare del calcio senza assillarli con tatticismi vari. 

Dopo 12 anni siamo ancora all’anno zero, non è mai cambiato nulla, ogni fallimento non si è mai trasformato in un motivo di possibile rinascita. Si è rimasti fermi, statici senza una guida seria che ci portasse a rinascere come una fenice dalle proprie ceneri anzi, al contrario, siamo sprofondati in un profondo abisso, oscuro e tenebroso e siamo rimasti impantanati, sconfitti dall’idea che non risaliremo più per quello che c’è intorno a noi. 

 

 

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