
Di seguito le dichiarazioni di Mattia Grassani sul caso Renelus rilasciate ai microfoni di “Reggina Talk”:
I primi riscontri sui movimenti storici sono preoccupanti. Dall’analisi dei tabulati emerge che un calciatore risulti svincolato, avendo avuto un tesseramento di solo un anno con i precedenti club. Il problema si pone quando lo stesso calciatore stipula un nuovo contratto (il 22 maggio 2024) con la Reggina, superando così la durata del tesseramento precedente sottoscritto a dicembre del 2023. A questo punto, si apre una questione tra quanto indicato dalla procedura informatica, apparentemente rigida, e ciò che invece stabiliscono le norme, in particolare l’articolo 40-quater delle NOIF. A differenza del settore professionistico, dove il contratto stabilisce la durata del tesseramento, nei dilettanti la durata varia in base allo status del calciatore. La norma specifica che un calciatore straniero comunitario, di norma, abbia un tesseramento annuale. Tuttavia, la norma prevede una deroga significativa: in presenza di un contratto di lavoro pluriennale, la durata del tesseramento può superare un anno. Questo sembra essere il caso del calciatore amaranto Renelus, il cui contratto è stato stipulato il 22 maggio 2024 con scadenza al 30 giugno 2025, dunque più di un anno. È proprio questa deroga a creare uno scenario che potrebbe ribaltare la situazione a favore della Reggina. La società, però, ha compiuto un azzardo. Avrebbe dovuto affrontare e segnalare la questione prima dell’inizio del campionato, risolvendola in anticipo. Le conseguenze di un ricorso perso sarebbero pesanti: il calciatore, il dirigente accompagnatore e il presidente potrebbero essere sanzionati. Inoltre, la gara contro la Scafatese rischia di essere persa a tavolino con un 0-3, e la penalizzazione in classifica potrebbe compromettere non solo l’obiettivo della vittoria del campionato, ma anche l’accesso ai playoff. Se dovessi scegliere chi difendere nel giudizio di giovedì, opterei comunque per la Reggina. In caso di esito negativo in primo grado, la società avrebbe la possibilità di ricorrere alla Corte Federale d’Appello e, successivamente, al CONI, per tentare di ribaltare la decisione.



