Gelbison 0-1 Reggina, il commento del match

Antonino Barillà
Foto: Valentina Giannettoni

È una settimana particolare quella che precede la trasferta di Vallo della Lucania per la compagine dello Stretto. A tenere banco è l’attesa per la decisione sulla penalizzazione della Nuova Igea Virtus e gli insistenti rumors provenienti da Paternò, dove si vocifera di un possibile ritiro dei siciliani dal campionato in corso. Un’eventualità che, per gli amaranto, rappresenterebbe un danno non da poco: avendo già affrontato e sconfitto la formazione isolana, la Reggina rischierebbe infatti di vedersi sottrarre i tre punti conquistati sul campo.

Al Sant’Agata, intanto, la settimana scorre con notizie incoraggianti dall’infermeria, che sembra finalmente svuotarsi. Torna a disposizione un elemento cardine dello spogliatoio e del cuore amaranto: il capitano reggino, Nino Barillà, pronto a far parte della spedizione che affronterà la Gelbison.

La Reggina va a caccia della nona sinfonia, quella che potrebbe certificare definitivamente lo straordinario momento di forma attraversato dagli uomini di mister Torrisi. Otto vittorie consecutive alle spalle, un solo gol subito: numeri che parlano da soli.

Gli amaranto si dispongono con il consueto 4-2-3-1 tanto caro al tecnico: Lagonigro tra i pali; Giuliodori, Adejo, D. Girasole e Distratto a comporre la linea difensiva; Fofana e Laaribi in mediana; Edera, Mungo e Palumbo sulla trequarti, alle spalle dell’unica punta Ferraro.
I padroni di casa rispondono con un aggressivo 4-3-3: Corriere in porta; Semeraro, Viscomi, Urquiza e Scognamiglio in difesa; Fernandez, De Martino e Chironi a centrocampo; Kosovan, Ferreira e Liurni a completare il tridente offensivo.

L’avvio è subito nervoso: dopo appena due minuti Urquiza finisce sul taccuino del direttore di gara, primo segnale di una partita che si preannuncia tesa. All’8’ arriva un secondo giallo per la Gelbison, mentre la Reggina appare ordinata, corta tra i reparti e ben messa in campo. Al 10’ prima occasione per gli ospiti, con Laaribi anticipato al momento della conclusione: è calcio d’angolo.

La Gelbison prova a scuotersi e al 20’ conquista una punizione dal limite, neutralizzata senza affanni da Lagonigro. I padroni di casa crescono col passare dei minuti e al 31’ Liurni va alla conclusione, trovando la pronta deviazione in angolo dell’estremo difensore amaranto. Il duello si ripete poco dopo, ma ancora una volta è Lagonigro ad avere la meglio. La prima frazione si chiude così, avara di gol e di emozioni: la posta in palio è alta e si percepisce.

Nella ripresa la compagine dello Stretto prova ad alzare l’intensità, ma nei primi dieci minuti arrivano le ammonizioni di Giuliodori e Distratto. È la Gelbison a spingere, con Kosovan che su punizione costringe Lagonigro a rifugiarsi in corner. Torrisi prova allora a cambiare l’inerzia con un doppio cambio: fuori Laaribi e Palumbo, dentro Macrì e Sartore. La mossa sembra dare subito frutti: cross di Sartore, Ferraro non arriva per un soffio. Poco dopo, però, anche Macrì rimedia un’ammonizione in una gara che si fa sempre più spigolosa, dominata dai corpo a corpo e dall’agonismo esasperato.

Al 71’ Ferraro lascia il campo al nuovo arrivato Guida. A dieci minuti dal termine, il gioco si interrompe a lungo per un duro scontro tra Adejo e Coscia. Poco dopo, Torrisi si gioca la carta più attesa: Barillà subentra a un generoso Edera.

Ed è proprio da una seconda palla recuperata da Guida che nasce l’episodio chiave: calcio d’angolo per la Reggina e, sugli sviluppi, il direttore di gara ravvisa un tocco di mano in area. È rigore. A due minuti dal novantesimo, sul dischetto si presenta il capitano, bandiera amaranto, Nino Barillà. Lo stadio trattiene il respiro. La rincorsa è breve, la conclusione glaciale: palla da una parte, portiere dall’altra. Reggina avanti. Una liberazione, soprattutto per chi, come lui, veniva da settimane difficili, segnate dagli infortuni.

Il quarto uomo indica sei minuti di recupero. La Reggina si compatta, Torrisi inserisce Rosario Girasole al posto di un esausto Mungo. Al 96’, ultimo brivido: punizione Gelbison, mischia furibonda in area e uscita a vuoto di Lagonigro. Il cuore amaranto si ferma per un istante, ma la conclusione dei padroni di casa termina alta. È l’ultima emozione: il triplice fischio sancisce la fine delle ostilità.

La Reggina, con fatica e sudore, conquista così la nona vittoria consecutiva, confermandosi squadra matura, capace di soffrire e di colpire nel momento decisivo. Una partita sporca, nervosa, fisica, che certifica la crescita mentale di un gruppo sempre più consapevole della propria forza.

Ora, però, serve silenzio e rispetto. Che la squadra e il suo allenatore possano lavorare lontano dalle pressioni, liberi di compiere le scelte più opportune. Una rosa ampia comporta gerarchie, rotazioni, sacrifici: è la normalità dello sport, non un’eccezione da strumentalizzare.

La classifica sorride: la Reggina recupera punti sulle dirette concorrenti, aggancia il Savoia e guarda avanti con rinnovata fiducia. Ma non c’è tempo per adagiarsi. All’orizzonte c’è proprio il Savoia, prossimo avversario e crocevia fondamentale nella corsa alla promozione.

E allora questa vittoria diventa qualcosa che va oltre i numeri, oltre i tre punti. Diventa un racconto di resistenza, di fede, di appartenenza. È il rigore di un capitano che pesa come una promessa mantenuta; è il sudore di una squadra che non arretra, anche quando il vento soffia contro. È la Reggina che cammina sul filo sottile della tensione, ma non cade, perché sa dove vuole arrivare.

E in quell’istante finale, quando il tempo sembra dilatarsi e il cuore battere all’unisono con la curva, resta una sola certezza: certe partite non si vincono soltanto, si sentono. E chi le sente davvero, non smetterà mai di raccontarle.

“The patience of an honest man is proof

Against all force or fraud.”

William Shakespeare, Titus Andronicus

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