Tra campo, appartenenza e responsabilità il centrocampista della Reggina, Domenico Mungo, racconta il suo presente e il suo passato in maglia amaranto in esclusiva ai nostri microfoni. Dal pareggio dell’ultima giornata al legame con la città di Reggio Calabria, passando per le critiche e il ruolo nello spogliatoio:
Partiamo dalla partita di ieri: c’è più rammarico per non aver vinto o soddisfazione per aver portato a casa un punto?
“Per come è iniziata la partita direi che è un punto guadagnato. Abbiamo subìto un gol e siamo stati bravi a recuperare. È chiaro che per come è finita un po’ di rammarico c’è, soprattutto per il secondo tempo: forse potevamo vincerla. Però si dice sempre che quando non puoi vincere è meglio non perdere. Venivamo da nove vittorie consecutive e continuare a fare punti è fondamentale, soprattutto se anche le altre corrono”.
Nei primi minuti però siete sembrati meno incisivi del solito. Come te lo spieghi?
“Probabilmente ci aspettavamo un Savoia diverso. Pensavamo che loro palleggiassero di più, invece hanno giocato molto con lanci lunghi senza provare a costruire. Questo ci ha portato ad allungarci un po’ e la gara è diventata diversa da come l’avevamo preparata”.
Facciamo un passo indietro: la tua prima avventura a Reggio nel 2023-24. Una stagione particolare, iniziata in ritardo rispetto alle altre. Che ricordi hai?
“Io non ho esitato un secondo a venire a Reggio Calabria. Avevo già giocato con Nino (Barillà, ndr), lui mi ha chiamato insieme alla società ed ho accettato subito. Nonostante tutte le difficoltà, abbiamo fatto una grande stagione: siamo arrivati quarti, abbiamo vinto la semifinale dei play-off e poi perso la finale. È stato comunque un percorso importante”.
A fine stagione poi la separazione. Come mai?
“Durante il ritiro dell’anno scorso abbiamo deciso di non continuare per alcune motivazioni reciproche. Però tutto è sempre rimasto chiarito”.
E infatti quest’anno sei tornato. Cosa ti ha convinto?
“La società mi ha richiamato subito, così come Nino (Barillà, ndr). C’era la volontà, da entrambe le parti, di ricongiungere le proprie strade”.
Cosa rappresenta per te la maglia amaranto?
“Tantissimo. Essendo calabrese, non ho esitato né due anni fa né quest’anno. Anche quando sono andato via, sapevamo entrambi che se ci fosse stata l’occasione ci saremmo ritrovati. È una maglia che sento mia”.
Quest’anno c’è stato anche un periodo difficile, con qualche critica nei tuoi confronti. Come le hai gestite?
“Nel calcio funziona così: quando le cose vanno male vieni criticato, quando vanno bene sei il più forte di tutti. Io non guardo i commenti sui social, anche se ho Instagram e Facebook. So come sono i tifosi, ovunque. Non mi faccio condizionare e non mi creo paranoie”.
Parliamo dei giovani: in Serie D c’è l’obbligo degli under e quest’anno stanno dando segnali importanti. Che rapporto avete con loro?
“Cerchiamo di trattarli in modo diverso rispetto al passato. Prima c’era più “distanza” tra grandi e giovani, oggi invece li aiutiamo, diamo consigli. Sono ragazzi seri, si allenano forte tutta la settimana e arrivano prontissimi alla domenica. I risultati si vedono”.
Ultimamente mister Torrisi ti ha schierato alle spalle di Ferraro. Come ti trovi in questo ruolo?
“Benissimo. È un ruolo che ho già fatto in passato e che mi piace tanto. Negli ultimi anni mi ero abbassato un po’ tra mezzala e mediana, ma qui mi sento davvero a mio agio”.




