
Il difensore amaranto si racconta in un’intervista esclusiva ai nostri microfoni tra passato, presente e futuro: dal mancato approdo al Milan alla stagione appena conclusa, vissuta tra sacrifici, gruppo e zero rimpianti.
Daniel, innanzitutto ti chiedo un tuo parere sulla stagione appena conclusa e se hai dei rimpianti per com’è andata a finire
«È stata una stagione molto faticosa perché inseguire una squadra e giocare a rincorrere non è facile, c’è stato un dispendio energetico sia fisico che mentale molto alto, però alla fine lo ritengo positivo perché grazie a questo il gruppo si è ricompattato e poi abbiamo cominciato a macinare punto su punto. Sinceramente rimpianti non ne abbiamo, dispiace non aver vinto il campionato, ma abbiamo fatto il massimo. Certo, magari si poteva fare qualcosa in più, però rimpianti, sinceramente, no».
L’anno scorso sei arrivato a gennaio, come è stato l’impatto con la categoria considerando anche che venivi da un periodo di inattività?
«Più che altro mi sono dovuto adattare alla categoria perché a livello fisico c’ero, solo che non ero abituato alla Serie D. Le prime partite non sono state facili, poi, piano piano, ho preso le misure grazie ai compagni e anche alla piazza, naturalmente, perché capisci di essere in quarta serie solo quando giochi fuori casa. Sinceramente, quando giochiamo in casa non ci accorgiamo della categoria, con tutto il rispetto: sia il campo, il tifo, tutto».
Facendo un tuffo nel passato, raccontaci come nasce il tuo approdo in riva allo stretto alla tua prima esperienza in amaranto nel 2007
«Giocavo nell’Este, in Serie D. Avevo già un accordo verbale con il Milan, però, dopo aver parlato con gli osservatori Fortugno e Giacchetta, che mi avevano seguito e illustrato il progetto del settore giovanile, ho deciso di andare alla Reggina, anche perché all’epoca la società puntava molto sui giovani. Oggi sono ancora più convinto che sia stata la scelta migliore, visto che in questa città ho conosciuto mia moglie e ho avuto due splendide bambine».
Ripensando agli anni trascorsi alla Reggina, qual è il tuo ricordo più bello e quale, invece, il più amaro dal punto di vista sportivo?
«Possiamo dire che sono racchiusi entrambi nella stessa annata: il mio ricordo più bello, oltre all’esordio in Serie A e a quello a San Siro da titolare, è sicuramente la stagione 2010-11, con Atzori in panchina, ed è anche il ricordo più brutto perché è l’anno dei playoff con il Novara, persi all’ultimo col gol di Rigoni. Perdemmo la possibilità di giocarci la semifinale per andare in Serie A; è uno dei ricordi più brutti che ho. Ma, facendo un bilancio, ho vissuto più cose positive che negative a Reggio».
Ecco, ripensando al playoff del 2011, pensi che dopo aver raggiunto il 2-1 la squadra avrebbe potuto gestire meglio il finale di partita o credi si sia trattato semplicemente di sfortuna?
«Credo si sia trattato più di sfortuna. Tra l’altro, ricordo che ci fu l’espulsione di uno dei loro giocatori (Bertani, ndr) e poi, poco dopo, ci venne espulso Colombo. Quando è destino, non c’è niente da fare: puoi metterti a gestire quanto vuoi, ma se uno trova il gol da fuori area al 90′, c’è poco da dire o da rimproverare alla squadra. Se riprovasse quel tiro altre cento volte, non gli riuscirebbe nemmeno mezza, quindi è andata così».
Il tuo contratto scade nel 2026, quali sono i piani per il futuro di Daniel Adejo?
«Siamo in attesa di vedere cosa succederà a breve, il mio futuro è il ritiro pre-campionato con la Reggina. Penso solo alla prossima stagione sportiva».




