
Dopo l’ennesima settimana segnata da calciomercato, rescissioni, contestazioni e tensioni di varia natura, la formazione amaranto approda a Enna pronta ad un’altra battaglia, con l’obiettivo dichiarato di riportare a casa punti preziosi. I padroni di casa attraversano un momento di forma brillante. La Reggina si ripresenta con il consueto 4-2-3-1, ma con molti interpreti diversi e una scelta sorprendente: puntare sugli under. Tra i pali c’è Summa; in difesa Lanzillotta, R. Girasole, D. Girasole e Porcino; in mediana Laaribi e Salandria; sulla trequarti Ragusa, Mungo e Palumbo a supporto dell’unica punta, Pellicanò.
L’Enna risponde con un 4-2-3-1 speculare: Loliva in porta; Di Modugno, Mazzone, Mbaye e Occhiuto in difesa; Dadic e Franky Tchaouna in mezzo al campo; Zerillo, Distratto e Diaz sulla trequarti alle spalle del terminale offensivo Frank Tchaouna.
Come spesso accade, i padroni di casa partono con intensità, mentre la Reggina prova a mantenere ordine, tentando di arginare le loro incursioni. Gli amaranto appaiono però piuttosto smarriti sul piano delle idee.
Al 6’ Ragusa, al rientro, trova lo spazio per concludere in area, ma il portiere locale blocca con sicurezza.
La gara fatica a decollare: poche emozioni, molto nervosismo. Da segnalare una punizione a due in area per gli ospiti al 13’ e, un minuto più tardi, l’espulsione di un componente della panchina ennese.
Al 30’ Pellicanò e Mbaye si scontrano duramente; l’attaccante amaranto, dolorante, prova a stringere i denti ma deve arrendersi al 44’, lasciando il posto al rientrante Ferraro. Si chiude così un primo tempo povero di contenuti tecnici, con una Reggina che non riesce a trovare fluidità nella manovra.
La ripresa si apre con gli amaranto in affanno: costruzione lenta, difficoltà evidenti sulle seconde palle e l’abitudine, l’unica cosa positiva è la novità, del lancio lungo, sempre bistrattato in casa amaranto, ma invece utilissimo in queste categorie. Il match si incattivisce e ne risente lo spettacolo; fioccano i cartellini gialli, mentre gli allenatori attingono a piene mani dalla panchina.
Intorno al 78’ i calabresi prendono coraggio e conquistano una serie di calci d’angolo, senza però trovare la giocata decisiva. Ma all’86’ arriva la svolta: punizione dalla trequarti, Edera disegna una parabola perfetta e Ferraro, con un imperioso stacco di testa, insacca il gol del vantaggio. L’esultanza rabbiosa dell’attaccante esplode sotto la Curva Ospiti gremita dagli Ultras Reggini.
Al terzo minuto dei sei concessi per il recupero, Laaribi a centrocampo compie un entrata sconsiderata ai danni del numero 18 avversario, per l’arbitro è rosso diretto. Dopo altri 3 minuti di sofferenza, la Reggina espugna il “Generale Gaeta”. Tre punti pesantissimi per morale e classifica, fondamentali soprattutto in ottica play-out. Pur senza brillare, gli amaranto ritrovano la vittoria e accendono una speranza che i tifosi custodiscono gelosamente, in attesa della prossima battaglia.
Questa vittoria non è soltanto un risultato: è una fessura di luce che si apre dopo settimane buie, un segnale che invita a credere ancora, nonostante tutto. La squadra ha tremato, ha sofferto, ha vacillato, ma ha scelto di non arrendersi. E in quel colpo di testa di Ferraro c’è l’eco di un’intera tifoseria che non ha mai smesso di spingere, di sperare, di lottare.
La Reggina torna a respirare: ora sta a lei trasformare questo respiro in un nuovo cammino.
“La forza di un viaggio non si misura dai passi certi, ma da quelli compiuti quando tutto sembra crollare.”




