
Eccoci finalmente giunti all’attesissima prima giornata di campionato per la compagine amaranto: la trepidante attesa è finita. Allo stadio “Bruccoleri” di Favara (AG) va in scena CastrumFavara – Reggina.
La Reggina si dispone con il consueto 4-3-3, seppur con interpreti parzialmente differenti rispetto a quanto visto in Coppa Italia: Lagonigro; Palumbo, D. Girasole, Adejo, Distratto; Porcino, Laribi, Barillà; Ragusa, Montalto, Di Grazia.
Il CastrumFavara risponde con un ordinato 3-4-3: Lauritano; Ferrante, Vaccaro, Lo Duca; Liblici, Schembari, Kosovan, De Min; Tiripicchio, Varela, Piazza.
Il match prende avvio con una Reggina che pare soffrire la grinta e l’intensità agonistica dei padroni di casa, decisi sin dai primi istanti a imprimere il proprio marchio sulla gara. Dopo appena nove minuti, l’ennesima costruzione forzata dal basso da parte degli amaranto si rivela fatale: il CastrumFavara recupera agevolmente il possesso e, dopo un rapido fraseggio al limite dell’area, è Varela, il più ispirato dei suoi, a scagliare un bolide che si insacca all’incrocio dei pali, alla destra di un incolpevole Lagonigro.
Doccia fredda per la Reggina.
La squadra dello Stretto appare statica, impacciata nelle gambe, ancorata a una costruzione dal basso che, contro la pressione feroce dei padroni di casa, si dimostra sterile e controproducente.
Al 17’, dopo l’ennesima uscita maldestra dalla propria metà campo, Porcino suona la carica, aggredendo con veemenza un pallone vagante sulla trequarti offensiva. Da questo intervento, la sfera si impenna e Lauritano, incerto, commette un errore grossolano nell’uscita. Ne nasce un calcio d’angolo per gli amaranto. Sul successivo corner dalla parte opposta, l’incornata imperiosa di Domenico Girasole non lascia scampo all’estremo difensore, riportando il risultato in equilibrio.
La Reggina prende coraggio e, al 43’, Palumbo pennella un cross su cui Montalto si fa trovare pronto al centro dell’area: il suo colpo di testa, potente e preciso, si infrange sul legno. Amaranto vicinissimi al sorpasso.
Si chiude così una prima frazione intensa, con le squadre rientranti negli spogliatoi sul punteggio di 1-1.
La ripresa si apre sotto lo stesso cielo plumbeo dell’avvio di gara: la Reggina appare nuovamente impacciata, con una manovra farraginosa e una costruzione dal basso che continua a palesare tutti i suoi limiti.
Al minuto 64, un cross tagliente trova Mungo, subentrato a Porcino (uscito per un problema fisico), il quale si libera e calcia a botta sicura. Ancora una volta, è il montante a negare la gioia del gol agli amaranto.
Al 78’, su un’improvvisa imbucata del CastrumFavara, Piazza viene atterrato in area. Il direttore di gara, tra lo stupore generale, decreta un calcio di rigore quantomeno discutibile.
Sul dischetto si presenta ancora Varela, glaciale nella trasformazione: 2-1.
Gli amaranto tentano un forcing finale, riversandosi con ardore nella metà campo avversaria alla disperata ricerca del pareggio, ma senza fortuna.
Il triplice fischio sancisce la vittoria del CastrumFavara e una cocente sconfitta per la Reggina.
Una caduta rovinosa, quella degli amaranto, nella giornata d’esordio del campionato. La prestazione offerta è apparsa scialba, opaca, a tratti disarmante, e costellata da errori evitabili.
Rimane difficile comprendere l’ostinazione nell’impostare dal basso, soprattutto in un torneo rude e muscolare come la Serie D, dove questa scelta tattica — più che portare vantaggi — rischia di trasformarsi in un boomerang.
Che sia, dunque, lezione utile per il prosieguo. C’è tempo e margine per raddrizzare la rotta, ma sarà necessario un repentino cambio di passo, a partire già dal prossimo impegno.
Non è ancora tempo di giudizi definitivi, ma è chiaro che la Reggina versione 2025/2026 dovrà ancora lavorare alacremente per sbocciare nel miglior modo possibile.
Che questa sconfitta sia solo l’eco del primo assalto, preludio a giorni di gloria.
“Sempre mi par che l’ora mi sovvenga in che si mosse il primo assalto fiero.” — F. Petrarca




