Athletic Palermo 0-1 Reggina: il commento del match

Ferraro Athletic Palermo 0-1 Reggina
Foto: Valentina Giannettoni

La compagine dello Stretto è chiamata a ravvivare quell’ultimo barlume di speranza rimasto nella corsa alla promozione. Dopo la vittoria contro la Nuova Igea Virtus, gli amaranto si mettono in viaggio alla volta di Palermo, dove affronteranno la capolista.

I padroni di casa, dal canto loro, sono chiamati a consolidare il primato in classifica, forti di una stagione fin qui splendida e ricca di certezze.

La Reggina si schiera con il consueto 4-2-3-1, tanto caro a Torrisi: Lagonigro tra i pali; Giuliodori, R. Girasole, D. Girasole e Distratto a comporre la linea difensiva; Laaribi e Fofana in mediana; Edera, Mungo e Di Grazia sulla trequarti, alle spalle dell’unica punta Ferraro.
I padroni di casa rispondono con un 4-3-1-2: Martinez in porta; Rampulla, Torres, Sanchez e Mazzotta in difesa; Faccetti e Maurino Varela a centrocampo; Grillo trequartista alle spalle del tandem offensivo formato da Bonfiglio e Micoli.

Le ostilità iniziano con qualche minuto di ritardo, ma sono gli ospiti a partire con piglio vivace. Al 10’, calcio di punizione per gli amaranto: Di Grazia calcia, ma la conclusione si spegne sul fondo. Pochi minuti dopo è ancora lui a rendersi pericoloso con un bolide diretto in porta, sul quale Martinez è costretto a rifugiarsi in corner.
Al 16’ rispondono i padroni di casa: Micoli viene però anticipato provvidenzialmente da Lagonigro. La partita, con il passare dei minuti, si fa spezzettata e nervosa: la posta in palio è altissima e fioccano le prime ammonizioni. Per la Reggina finiscono sul taccuino del direttore di gara Fofana e Giuliodori. La prima frazione si chiude senza ulteriori sussulti.

La ripresa si apre con una sostituzione tra gli ospiti: Salandria rileva Fofana. Al 47’ arriva l’episodio che indirizza il match: Ferraro, servito proprio dal neoentrato, entra in area e calcia; Martinez respinge, ma nulla può sulla ribattuta dello stesso attaccante amaranto, che deposita in rete il pallone del vantaggio.

La gara resta spigolosa e frammentata. Al 60’ viene espulso l’allenatore in seconda degli ospiti. L’A. Palermo prova a reagire e al 69’ Bonfiglio, su calcio di punizione, manda alto sopra la traversa. La Reggina risponde poco dopo con una ripartenza di Ferraro, il cui tiro termina a lato.
Al 74’ doppio cambio per gli amaranto: fuori Ferraro ed Edera, dentro Sartore e Ragusa. I padroni di casa intensificano la pressione: Varela lascia partire un bolide, ma Lagonigro è attento e devia in corner.
All’85’ nuova sostituzione per la Reggina: esce Di Grazia, entra il giovane Pellicanò. Poco più tardi, Torrisi decide di coprirsi ulteriormente: fuori Mungo, dentro Adejo, con un assetto più prudente. Il direttore di gara concede 7 minuti di recupero, un’autentica prova di resistenza per la compagine dello Stretto.
Al 92’ Rafaele si gira in area, ma la sfera termina a lato: è l’ultima emozione di un match che vede gli amaranto espugnare il campo della capolista.

La Reggina rosicchia così un punto prezioso sulla vetta, ora occupata dalla Nissa, distante appena tre lunghezze. Le speranze dei calabresi tornano ad accendersi: il sogno della promozione in Serie C resta vivo.
Pur mostrando segni di stanchezza, la squadra ha saputo interpretare con intelligenza una sfida complessa, conquistando il secondo scontro diretto in pochi giorni. La piazza, ancora scossa, prova a riaccendere una speranza che sembrava sopita.

Le ultime giornate si preannunciano decisive e cariche di tensione: gli amaranto non possono più permettersi passi falsi e dovranno confidare anche negli inciampi delle dirette concorrenti, senza dimenticare i possibili sviluppi dell’inchiesta sul calcio scommesse, che potrebbe riservare scenari inattesi.

E allora resta soltanto una verità, sospesa tra sogno e realtà, tra fede e disincanto: il destino è ancora tutto da scrivere. Perché, in fondo, come amava ricordare Zeman, “il calcio è poesia: non sempre vince chi merita, ma chi ha il coraggio di crederci fino in fondo”.

Chi vivrà vedrà.

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