
Reggina ed Agrigento non si fanno troppo male e la gara all’Esseneto termina 0-0. Reggina che scende ormai con il consueto 4-3-3 che vede tra i pali Roman Lazar, in difesa spazio a Bonacchi, Girasole, Adejo e Cham, centrocampo composto da Forciniti, Salandria e Barillà e tridente composto da Renelus, Barranco e Ragusa.
PRIMO TEMPO
Akragas che parte con la quinta, creando una chance molto pericolosa per gli amaranto: al 2′ minuto Tuccio effettua una conclusione dalla distanza che si stampa sulla traversa. Continua l’assalto agrigentino, grazie anche ai molteplici errori della Reggina, con una girata al volo di Palazzolo al 5′ minuto che richiede l’intervento del portiere amaranto. Non finiscono qui le occasioni dei padroni di casa, che, 10 minuti più tardi, sfiorano il gol del vantaggio sempre con Palazzolo: il numero 16 biancoazzurro tenta nuovamente la conclusione al volo, che costringe Lazar ad una splendida parata. In questa prima frazione fa tutto la squadra di Bonfatto, la quale rischia anche di farsi autogol: sugli sviluppi di un calcio d’angolo, De Marino tenta di togliere la palla dalla testa di Cham, ma la direziona verso la propria porta. Dregan salva la propria squadra deviandola in calcio d’angolo. La Reggina fa fatica ad aggirare la difesa akragantina, non riuscendo a servire correttamente (complice anche il terreno dell’Esseneto, non proprio curato) gli attaccanti che sono stati quasi inutilizzati per tutta la prima frazione. Al 21′ minuto l’unica occasione degli amaranto è di Antonino Ragusa, che riceve palla dal francese Renelus e poi pensa direttamente a calciare in porta, ma il portiere Dregan si mette in mostra per la seconda volta. Il primo tempo finisce con l’Akragas che avrebbe sicuramente meritato il vantaggio, mentre gli amaranto sono stati sia baciati dalla fortuna per non aver subito gol, sia colpevoli per aver regalato gran parte dei palloni che hanno poi fruttato le chance per gli agrigentini.
SECONDO TEMPO
Seconda frazione che si apre con un’azione della Reggina che sembra essersi risvegliata dal torpore del primo tempo: al 46′ minuto Ragusa recupera un pallone in area akragantina e decide di servire all’indietro Barranco, il quale non lo stoppa bene e spreca un ulteriore occasione. Dopo questa azione la Reggina comincia ad aumentare i giri nel motore e si rende più offensiva, costringendo la squadra di casa a rintanarsi nella propria metà campo. Al 67′ minuto il solito asse Cham-Girasole produce una chance molto alettante, che vede il numero 6 amaranto battere la sua chilometrica rimessa laterale da cui Girasole tenta di deviare la palla verso la porta sul secondo palo, purtroppo termina sul fondo. Verso la fine dell’incontro (84′ minuto) si ripete l’asse Cham-Girasole, ma anche stavolta non si ottiene l’effetto sperato: infatti dalla rimessa di Cham, Girasole prova la conclusione al volo, ma Dregan (o forse dovremmo dire Cech visto il caschetto e la prestazione) effettua un’altra parata spettacolare. Un solo minuto dopo si verifica l’azione che gli amaranto avrebbero potuto sfruttare come match point: da una punizione di Urso, Girasole effettua una semi rovesciata da 10 metri, che viene neutralizzata dal salvataggio miracoloso di Meola, talmente incredibile che neanche lo stesso Meola ci crede ancora. La gara nella Valle dei Templi termina a reti bianche, tra un Akragas inspiegabilmente all’ultimo posto ed una Reggina che è sveglia solo per metà gara.
COMMENTO
Reggina che non sfrutta il passo falso della Scafatese (sconfitta per 3-2 in casa della Nissa), perdendo così l’occasione di andare ad un solo punto dalla Vibonese. Quello che c’è di buono di questa partita, è la reazione della squadra nel secondo tempo poiché ha saputo riprendere il controllo del gioco e ha sottomesso la formazione di Bonfatto, che chiaramente non è riuscita a reggere i ritmi degli amaranto. Onore all’Akragas che non risulta essere una formazione da ultimo posto in classifica con così pochi punti. Continua la maledizione dell’Esseneto, dentro al quale la Reggina non è mai riuscita a vincere.
La speranza è quella di non doverci riprovare l’anno prossimo.




