
Dopo la sconfitta casalinga rimediata contro la capolista Nuova Igea Virtus, la Reggina affronta l’insidiosa trasferta di Acireale in un clima tutt’altro che sereno. Le recenti vicende societarie — la rescissione contrattuale di Adriano Montalto e il deferimento del presidente Minniti — non hanno fatto che alimentare le polemiche, accrescendo la tensione in un momento già critico per la compagine amaranto, ormai pericolosamente vicina all’incubo di un quarto anno consecutivo in Serie D.
A rendere ancor più teso il pre-gara giunge la scelta di mister Torrisi, che opta per una formazione a dir poco enigmatica: Edera schierato come prima punta e ben quattro Under dal primo minuto — Lagonigro, Lanzillotta, Palumbo e Fomete — in un modulo 4-2-3-1.
Lagonigro tra i pali; Lanzillotta, Blondett, D. Girasole e Fometè a comporre la linea difensiva; Mungo, Laaribi, Barillà, Palumbo e Porcino in mediana; Edera unica punta.
Ancora una volta, lo studio della gara appare superficiale, se non addirittura inadeguato come la tanto decantata preparazione atletica.
L’Acireale risponde con un 4-3-3 insolito ma ben equilibrato: Negri; Rechichi, Demoleon, Tourè, De Stefano; Cozza, Iuliano, Gagliardi; Semenzin, Samb, Kean.
L’avvio di gara è da incubo per gli amaranto: al nono minuto, un’uscita avventata di Lagonigro spiana la strada al vantaggio siciliano. La Reggina vacilla, priva di riferimenti e di lucidità, e al 40’ rischia il tracollo quando un retropassaggio sconsiderato di Fomete innesca un contropiede che solo per un soffio non si tramuta nel 2-0. Con questo episodio — e poco altro — si chiude un primo tempo horror per gli uomini di Torrisi, troppo brutti per essere veri.
Alla ripresa del gioco, il tecnico corre ai ripari: fuori Fomete e Blondett, dentro Adejo e Grillo. Il volto della squadra muta e, pur senza eccellere, la Reggina mostra un piglio diverso. Al 57’, da un’azione confusa, nasce il gol del pareggio firmato da Paolo Grillo. Da quel momento gli amaranto, seppur timidamente, iniziano a costruire qualche trama di gioco più ordinata. Il forcing finale regala qualche emozione, ma non basta: la gara termina 1-1, lasciando un sapore amaro e molti interrogativi.
L’approccio iniziale, le scelte tattiche e la preparazione complessiva della gara restano difficili da comprendere. La Reggina appare fragile, sfilacciata, vittima di un approccio mentale superficiale che contagia ogni reparto. L’unica, flebile speranza, sembra risiedere nel mercato: un ricambio parziale dell’organico, magari con qualche fedelissimo di Torrisi, potrebbe restituire ossigeno e spirito competitivo al gruppo.
Per ora, però, l’amarezza resta sovrana e il futuro continua ad apparire incerto, avvolto da un velo di inquietudine.
Come ammoniva Seneca:
«Non esiste vento favorevole per il marinaio che non sa dove andare.»
La Reggina dovrà ritrovare la rotta, prima che l’orizzonte si trasformi definitivamente in tempesta.




